Le realtà etiche e solidali di Bologna raccontate da Bernardo Cumbo

Bernardo Cumbo, giovane intraprendente, prosegue nel suo viaggio attraverso l'Italia alla scoperta di realtà ed esperienze che mettono in atto un cambiamento positivo e per ispirare a aggregare i giovani. Terra Nuova continua a seguire la sua esperienza: a Bologna ha conosciuto e incontrato realtà virtuose, che ci racconta.

11 Agosto 2019

«Ho deciso di fare tappa a Bologna perché, come mi hanno detto in tanti, è piena di realtà, associazioni e persone che stanno facendo il cambiamento. In effetti è così: tantissime associazioni, cooperative sociali, aziende agricole, orti urbani, cohousing e  progetti di rigenerazione urbana».

Ecco le quattro realtà che Bernardo ha incontrato.

Leila, la biblioteca degli oggetti

«L’idea di Leila è “semplice”, quanto rivoluzionaria - spiega Bernardo - L’obiettivo è promuovere la cultura della condivisione di oggetti. “In fondo abbiamo bisogno di utilizzare, non di possedere” mi dice Antonio, il fondatore. In pratica a Bologna ci sono delle “biblioteche” che ospitano oggetti, messi a disposizione di chi decide di partecipare al progetto. L’iscrizione costa 10 euro all’anno e basta portare un oggetto, in cambio si può prendere in prestito tutto ciò che altri hanno messo a disposizione».

«Al momento Leila si sta tenendo in piedi grazie al lavoro volontario, ed è proprio questa una delle sfide: riuscire a diventare sostenibili anche dal punto di vista economico. “Il sogno è quello di fare un polo culturale - dicono - Quindi, ad esempio, artigiani che tengono corsi sui saperi che si stanno perdendo. Oppure corsi su come riparare oggetti”. Quello che mi ha colpito di questa realtà è la “semplicità” di fondo e l’impatto che questa piccola grande idea crea nella comunità. Impatto sociale, economico, ambientale, culturale e relazionale».

Liberex, il circuito di credito commerciale dell'Emilia Romagna

«Avevo sentito parlare del Sardex, il circuito di credito commerciale della Sardegna, quindi ho deciso di incontrare Paolo Piras, il responsabile di Liberex. Mi sono fatto come funziona. L'azienda o il professionista con partita IVA (in futuro, speriamo presto, anche un cittadino comune potrà iscriversi) si iscrive in un portale in cui vige lo scambio sulla base di una moneta virtuale, il Liberex, equivalente a un euro. Una volta dentro, le imprese si scambiano prodotti e servizi. Per esempio, un'organizzazione che allestisce spettacoli, può scegliere dal circuito l'hotel che può fornire le camere per gli ospiti e il servizio di trasporto senza però versare denaro.  Insomma, ciascuna azienda all’interno del circuito possiede un conto corrente in Liberex col quale muoversi all'interno della comunità di aziende del circuito.

Sono rimasto colpito dagli effetti positivi di Liberex: genera un circolo virtuoso con produzioni locali e modelli di sviluppo sostenibili e collaborativi».

«E sono rimasto ancora più colpito quanto si è parlato di numeri: al momento le aziende coinvolte sono più di 400 e hanno movimentato più di 5 milioni di Liberex, equivalenti a più di 5 milioni di euro movimentati sul territorio. E stiamo parlando solo dell'Emilia Romagna; infatti in Italia al momento ci sono 12 circuiti di credito commerciali».

Porto 15

«È come un piccolo paese. Si conoscono tutti, si invitano a pranzo. Questo piccolo paese è in uno spazio di sei piani in un condominio in via del Porto a Bologna - prosegue Bernardo nel suo racconto - Questo condominio si chiama Porto 15 ed è il primo cohousing sociale per under 35. I cohousing sono complessi abitativi composti da alloggi privati corredati da ampi spazi comuni destinati alla condivisione tra i condomini.  I cohouser a Porto 15 sono 27 adulti e 7 bambine dividono spazi comuni (una ciclofficina e un laboratorio di falegnameria), si riuniscono per definire gli obiettivi della convivenza e in più si aprono alla città con progetti che rimettano in circolo le buone azioni. Anche in questa realtà regna la diversità: persone di varie nazionalità, di età differenti e con professionalità differenti».

Camilla, il primo emporio autogestito e cooperativo d’Italia

«Di Camilla avevo letto e mi avevano detto tanto. La particolarità che mi ha spinto ad andare a trovarli è il fatto che i soci sono i protagonisti in tutto e per tutto. Camilla è una cooperativa nella quale tutte le attività sono svolte a rotazione dai soci. Ciascun socio si impegna con tre ore del proprio tempo al mese. Camilla è un emporio che acquista da fornitori selezionati dai soci sulla base della qualità e della sostenibilità dei prodotti».

«Grazie all’autogestione e all’acquisto diretto dai produttori, la cooperativa garantisce a tutti i soci la possibilità di comprare beni di alta qualità a prezzi contenuti nel rispetto della giusta remunerazione di chi lavora.  In conclusione i 480 soci della cooperativa sono i soli proprietari, gestori e clienti dell’emporio».

«Nella nostra società siamo educati ed abituati a delegare tutto, o quasi, Camilla è un esempio di responsabilità diretta del cittadino/socio: dalla scelta del fornitore da cui prendere il cibo, fino alla scelta di come investire il proprio tempo, passando per la scelta di costruire relazioni sane. Una comunità che condivide valori e un sogno».

Qui il profilo Instagram di Bernardo Cumbo

Qui la pagina Facebook

Qui la presentazione del progetto di Bernardo

Qui la prima tappa al raduno della Rive

Qui la tappa a Tempo di Vivere

di Terra Nuova

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