«Stress e salute: strategie quotidiane per vivere in armonia con noi stessi»

Veronica Orrù è una psicologa fiorentina che da tempo si occupa delle problematiche legato alla sovraesposizione allo stress, che crea disarmonia nelle persone ma anche a volte vere e proprie situazioni patologiche.

22 Febbraio 2020

Ogni giorno affrontiamo eventi di vita, situazioni, relazioni che ci mettono alla prova, ci fanno sentire sottopressione, sovrappensiero, distratti e irritabili. Lo stress che ne risulta agisce sul nostro stato di salute fisico e mentale. Ma cosa si intende veramente con la parola stress? Lo abbiamo chiesto alla psicologa fiorentina Veronica Orrù, che da tempo si occupa delle problematiche legato alla sovraesposizione allo stress.

«Nell’uso quotidiano questo vocabolo viene fatto coincidere con ritmi e stili di vita caotici e sta spesso ad indicare qualcosa che genera uno squilibrio psicofisico  spiega la dottoressa Orrù - Il termine venne utilizzato per la prima volta nel secolo scorso come vocabolo del linguaggio settoriale ingegneristico ma con la sua adozione nell’ambito delle scienze biologiche e psicologiche andò incontro a successive rielaborazioni. Attualmente gli effetti dello stress sul nostro organismo sono ampiamente studiati da una scienza relativamente recente, la Psiconeuroendocrinoimmunologia (o Pnei), che studia la relazione bidirezionale tra la mente ed il corpo».

«Stress disfunzionale quando perdura nel tempo»

«Solitamente con stress si intende la risposta fisiologica funzionale dell’organismo agli stimoli (interni ed esterni) mediata da diversi sistemi fisiologici. Funzionale perché, in realtà, è una reazione generale di adattamento utile, che in condizioni ottimali ha un inizio e una fine e che in alcuni casi ci fa da stimolo e da incentivo. Diventa disfunzionale quando perdura nel tempo, non ha una funzione adattiva e provoca delle conseguenze sul piano fisico e mentale. Nel momento in cui ci si rende conto infatti che l’aver vissuto un evento, una situazione impegnativa o traumatica ci precludono la possibilità di vivere regolarmente e in salute la nostra vita, è necessario rivolgersi ad uno specialista della salute. In generale possiamo dire che la nostra mente fatica a stare in quiete: relazioni complicate, vita frenetica, stress sul lavoro ecc., ci portano a pensare continuamente alle stesse cose».

Cos'è la "ruminazione"

«In Psicologia questa attività viene definita “ruminazione”e non deve essere vista come esclusivamente negativa, in quanto la riflessione ne è una sua importante componente - prosegue la dottoressa Orrù - Riflettere, cioè soffermarsi con il pensiero su qualcosa e attuare un esame interiore, ci permette di risolvere problemi, trovare soluzioni e di accrescere la nostra capacità di far fronte alla vita. Attraverso questa nostra spontanea attività, miglioriamo quello che viene definito il nostro “controllo esecutivo” cioè la capacità di non soccombere all’automatismo mentale, di essere flessibili e disponibili a cambiare idea riesaminando i dati della realtà. Ma esiste un’altra componente della ruminazione - che in inglese viene denominata brooding e che può essere definita come un “rimuginare senza focalizzare”- che espone passivamente (quindi senza controllo) ad una condizione interiore. Questo flusso di pensieri costante, automatico e passivo, quindi ci fa sperimentare lo stato emozionale associato a quei pensieri e a vivere sotto stress anche nei momenti in cui non siamo più a contatto con quello stimolo (o stressor). Quando ripensiamo a qualcosa che ci è accaduto durante la giornata (o nel passato) è come se stessimo rivivendo continuamente quell’esperienza, spesso in tutta la sua complessità. Ciò accade anche quando pensiamo a qualcosa che deve ancora verificarsi, che magari ci preoccupa e ci fa stare in ansia».

Strategia orientate al benessere

«Nel nostro muoverci quotidiano possiamo adottare strategie che ci aiutano a rimanere in contatto con noi stessi, che siano orientate al nostro benessere e che ci facciano in qualche modo sperimentare una maggiore presenza mentale e fisica con i conseguenti effetti benefici. Non siamo abituati ad essere focalizzati sull’esperienza che stiamo vivendo in quel preciso momento ma siamo per la maggior parte orientati verso qualcos’altro che è già stato o che ancora deve avvenire. Svolgiamo molte azioni, anche semplici, in maniera del tutto automatica. Nell’ultimo decennio la ricerca ha ampliato gli studi sugli effetti della meditazione sul corpo e sulla mente. E’ stato riscontrato come le tecniche meditative siano utili non solo per migliorare la nostra presenza mentale, basata sul “qui ed ora” (quindi calati nel momento presente con la mente in quiete), ma anche per abbassare i livelli di stress e di ormoni legati allo stress, come il cortisolo».

La meditazione

«Alla meditazione sono collegati anche: un aumento notturno della melatonina (ormone fondamentale per il sonno e la sincronizzazione dei ritmi biologici dell’organismo) un aumento diurno della serotonina (neurotrasmettitore di grande importanza per l’umore e non solo), oltre migliori livelli di attenzione, una maggiore consapevolezza del proprio corpo, nonché una maggiore capacità di regolazione delle emozioni - prosegue ancora la dottoressa Orrù - In Psicosintesi (modello teorico in cui mi sono specializzata come Psicoterapeuta) la meditazione è uno strumento molto importante, che fa da tramite tra il mondo interno ed esterno. Per potersi preparare a questa pratica è necessario raggiungere un certo grado di rilassamento corporeo, emotivo e mentale che avviene per gradi e attraverso l’esercizio. Anche per questo motivo nella sede della Scuola Italiana di Psicosintesi Terapeutica (Sipt) di Firenze, viene data la possibilità a chiunque voglia avvicinarsi a questa pratica, di frequentare gratuitamente due incontri settimanali di meditazione».

La presenza a noi stessi

«Generalmente i tempi ristretti (dettati dai numerosi impegni in cui siamo immersi) ci allontanano dai buoni propositi verso il nostro benessere. Possiamo però iniziare ad essere più presenti e attenti a noi stessi (mentalmente e fisicamente) con piccoli gesti, iniziando, ad esempio, dal respiro. Una corretta respirazione infatti è un ottimo primo passo per instaurare l’abitudine di ciò che i filosofi greci chiamavano “meditatio” (traduzione della parola greca “melète” che significa cura, attenzione, esercizio, collegata al verbo melatào “ho cura , mi prendo cura di”) ovvero il prendersi cura di sé stessi. La respirazione non solo è fondamentale in quanto apporta al nostro organismo l’ossigeno di cui necessita per la sopravvivenza, ma è stato riscontrato come, una corretta respirazione, abbia una certa influenza sulla memoria e sulle emozioni. Inoltre una respirazione profonda, diaframmatica (o addominale) favorisce uno stato di rilassamento che invece viene ostacolato da una respirazione corta e toracica, tipica di un organismo che è pronto all’azione o che vive uno stato d’ansia, di preoccupazione legato, ad esempio, al rimuginio. Per di più, osservare il respiro (cioè prestare attenzione all’aria che entra ed esce dalle nostre narici) ci permette di essere focalizzati (anche solo per pochi istanti) e quindi di poter sperimentare gradualmente l’esperienza di una mente in quiete».

Occorre pazienza

«Dobbiamo però tener presente che non si può ottenere tutto e subito, e soprattutto che non esistono ricette miracolose - prosegue la psicologa - L’aspetto positivo, comunque, è che tutti possiamo fare questa esperienza in qualsiasi momento della giornata. -“La pace è ogni passo”- è un bellissimo libro del maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh, che spiega molto bene quanto sia importante e soprattutto possibile, ricercare la presenza mentale e l’armonia con noi stessi nella vita quotidiana. Ad esempio, possiamo essere focalizzati anche quando ci allacciamo le scarpe la mattina o ci laviamo i denti, mentre camminiamo, mentre svolgiamo il nostro lavoro, le faccende di casa ecc. Questi sono “semplici” esercizi che ci aiutano a ricercare e ad allenare la presenza mentale e fisica. Un altro esercizio che può risultare utile è quello di praticare la gratitudine, ovvero porre attenzione a questo sentimento, osservare che cosa genera in noi e quando (o cosa) ci fa sentire grati. La gratitudine è un sentimento che ci permette di rivalutare gli aspetti postivi dell’esistenza, portando non solo la nostra osservazione nel “qui ed ora” dell’esperienza che stiamo vivendo, ma ci aiuta a porre l’attenzione verso ciò che funziona piuttosto che a ciò che non va. Ad esempio, la sera (magari prima di dormire), possiamo pensare ad un motivo per cui ritenerci grati in quella giornata, oppure possiamo porre questa attenzione in maniera più vigile, cioè nel mentre che stiamo vivendo un’esperienza che ci fa sentire grati, come una bella giornata di sole o il sorriso di una persona incontrata per caso. Se invece preferiamo la scrittura è possibile trovare qualche minuto al giorno per scrivere almeno tre motivi per cui essere grati, oppure individuarne almeno dieci, una volta a settimana. Per tutti questi esercizi è necessaria la presenza in noi di una certa Volontà, che sia in qualche modo orientata alla ricerca dell’armonia (intesa come una continua ricerca di equilibrio) nella nostra vita quotidiana, nonostante le difficoltà, e che sia scevra dal severo giudizio che spesso rivolgiamo a noi stessi. Una volontà buona quindi, quella che in Psicosintesi viene definita come orientata al bene, in questo caso verso sé stessi. Una volontà che non è senso del dovere, sforzo o durezza ma che è più vicina alla scoperta di un certo grado di libertà dentro di noi. Il nostro ben-essere infatti è anche (ma non solo) una nostra responsabilità, in qualche modo e per qualche grado una nostra possibile libera scelta».

QUI la pagina Facebook della dottoressa Orrù

di Terra Nuova

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