Oxfam ai "guru" di Davos: «La disuguaglianza è insostenibile»

Mentre i leader politici e gli esponenti del mondo economico internazionale sono riuniti a Davos in Svizzera per il meeting annuale del Forum Economico Mondiale, Oxfam lancia il suo rapporto sulle disuguaglianze nel mondo dal titolo "Bene pubblico o ricchezza privata?".

25 Gennaio 2019

Oxfam ha diffuso il suo nuovo rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata? ” proprio mentre in Svizzera si svolge il meeting del Forum Economico Mondiale. Nel rapporto si denuncia come «il persistente divario tra ricchi e poveri comprometta i progressi nella lotta alla povertà, danneggi le nostre economie e alimenti la rabbia sociale in tutto il mondo» spiegano da Oxfam.

Ecco cinque motivi, secondo Oxfam, per cui combattere la disuguaglianza è più necessario e urgente che mai e occorre agire immediatamente per superarla.

1. La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi

La ricchezza accumulata da un’esigua minoranza di super-ricchi evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico, in cui la forbice tra ricchi e poveri è sempre più ampia. Lo scorso anno le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12%, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, la metà più povera dell’umanità, hanno visto diminuire quel che avevano dell’11%.

In Italia, a metà 2018, il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. E il 5% più ricco degli italiani possedevada solo la stessa quota di ricchezza del 90% più povero.

2. I più ricchi pagano sempre meno tasse

In alcuni paesi, come Regno Unito o Brasile, considerando insieme imposte sui redditi e sui consumi, il 10% più ricco della popolazione paga meno tasse del 10% più povero (in proporzione ai relativi redditi).

Evasione ed elusione fiscale internazionale hanno raggiunto inoltre livelli allarmanti: una cospicua parte di redditi finanziari degli individui più facoltosi svanisce offshore, mentre i redditi di molte imprese multinazionali sfuggono all’imposizione fiscale. Decine di miliardi di entrate fiscali mancanti − che potrebbero finanziare servizi essenziali pubblici − sono il costo degli abusi e della pianificazione fiscale aggressiva delle imprese.

3. La riduzione della povertà estrema rallenta

Assistiamo al rallentamento della fuoriuscita dalla povertà e, nei contesti più vulnerabili del globo come l’Africa sub-sahariana, all’incremento della povertà estrema.

Una dinamica che mette a repentaglio, secondo la Banca Mondiale, il raggiungimento dell’obiettivo di sconfiggere la povertà estrema entro il 2030, obiettivo fissato dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. 3,4 miliardi di persone vivono ancora con meno di 5,50 dollari al giorno. Di questi, 2,4 miliardi di persone sono da considerarsi “estremamente povere”, secondo le soglie di povertà riviste dalla Banca Mondiale.

4. L’accesso ai servizi essenziali è precluso a molti

I servizi pubblici sono sistematicamente sottofinanziati o vengono esternalizzati ad attori privati, con la conseguenza che ne vengono esclusi i più poveri. Ecco perché in molti paesi un’istruzione e una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più ricchi possono permettersi. Nel mondo circa 10 mila persone al giorno muoiono per mancanza di accesso ai servizi sanitari, mentre 262 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione.

5. Gli uomini possiedono il 50% di ricchezza in più delle donne

Vi è una forte correlazione tra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere: società più eque registrano anche condizioni di maggiore parità tra uomini e donne. A livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini. Quest’ultimi possiedono il 50% in più della ricchezza delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Se il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne a livello globale venisse appaltato ad una singola azienda, il suo fatturato annuo sarebbe di 10.000 miliardi di dollari, pari a 43 volte quello di Apple.

Come porre fine a disuguaglianza e povertà?

Tutti i governi dovrebbero stabilire concreti target e piani di azione, inquadrati in un arco temporale ben definito, per ridurre la disuguaglianza, rispettando l’impegno assunto con l’adozione dell’Agenda 2030 e in coerenza a quanto stabilito dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

In particolare questi piani dovrebbero includere azioni in queste tre aree:

  • Erogare servizi sanitari ed educativi universali e gratuiti, mettendo fine alla privatizzazione dei servizi pubblici e promuovendo adeguate misure di protezione sociale per tutti.
  • Riconoscere l’enorme lavoro di cura svolto dalle donne, mettendo a disposizione servizi pubblici che possano ridurre l’ammontare di ore di lavoro non retribuito a loro carico, permettendo così un’emancipazione della propria vita professionale e politica.
  • Porre fine a sistemi fiscali che avvantaggiano ricchi individui e grandi corporation, tassando in maniera equa la ricchezza e il capitale, e arrestando la corsa al ribasso sulla tassazione dei redditi individuali e di impresa. È necessario inoltre contrastare le pratiche di evasione ed elusione fiscale da parte di grandi corporation e individui facoltosi.

L'economia della felicità

Può essere dunque la localizzazione una risposta dal basso alle ingiustizie della globalizzazione? Assolutamente sì. Occorrono comunità, consapevolezza e vicinanza alla natura per rifondare una nuova umanità. Lo spiega benissimo Helena Norberg-Hodge nel suo libro "L'economia della felicità" (Terra Nuova Edizioni).

L'economia fa girare il mondo, è al centro delle scelte politiche e sociali, governa a livelllo internazionale le sorti del nostro pianeta. Purtroppo è un modello economico lontano dagli individui e dalla natura, costruito sullo sfruttamento e sui rapporti di potere. Ben consapevole di queste premesse, Helena Norberg-Hodge è impegnata, insieme con milioni di personi comuni, a costuire nuovi modelli di impresa e di econimia, più vicine ai bisogni dei soggetti e delle comunità, rispettosi dei diritti di tutti, compresa nostra Madre Terra.

Il volume è diviso in 3 parti: L'economia in cui tutti perdono; da globale a locale; potere al popolo.
Nell'edizione italiana la terza parte del libro è stata arricchita con approfondimenti sulle principali esperienze italiane impegnate nel cambiamento verso un'economia della felicità.

di Terra Nuova


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