Lo studio: «Migliaia di App potrebbero violare la privacy dei bambini»

Migliaia di app gratuite disponibili su Google Play Store potrebbero violare la legge sulla protezione della privacy dei bambini, 'seguendoli' sul web. Dopo lo "scandalo Facebook", si allargano dunque le denuncie di violazione della privacy e saccheggio di dati online.

18 Aprile 2018

A rivelare la violazione della privacy dei bambini da parte di Google è uno studio pubblicato su Proceedings on Privacy Enhancing Technologies e riportato dal Washington Post, condotto su 6.000 app, molte delle quali raccolgono dati personali di bambini con meno di 13 anni senza il consenso dei genitori.

''E' un fallimento del mercato'', afferma Serge Egelman, co-autore dello studio e responsabile della ricerca sulla privacy all'Università della California.

"Prendiamo in seria considerazione lo studio, di cui stiamo esaminando i risultati. Proteggere i bambini e le famiglie è una priorità assoluta e il nostro programma Designed for Families richiede che gli sviluppatori rispettino requisiti specifici che vanno ben oltre le norme standard di Google Play. Se un'app risulterà violare le nostre policy, prenderemo provvedimenti. Apprezziamo sempre il lavoro che i ricercatori svolgono nel contribuire a rendere l'ecosistema di Android più sicuro", ha replicato un portavoce di Google.

Intanto, seguito dello scandalo legato ai dati rubati da Cambridge Analytica molti utenti italiani si sono informati su come cancellare il proprio profilo da Facebook. A renderlo noto è SEMrush, piattaforma di web marketing che ha analizzato le ricerche effettuate su internet in merito per analizzare questa tendenza.In Italia nell’ultimo mese circa 22 mila persone hanno cercato “come eliminare l’account facebook”, quasi 40 mila persone hanno chiesto a Google “come cancellarsi da facebook”, mentre la richiesta “cancellare facebook” insieme con le richieste relative è stata fatta più di 68 mila volte. Durante il mese di marzo queste richieste nel web hanno mostrato una crescita del 20%.

«Nel 2013, quando Mark Zuckerberg ha comprato quattro case confinanti con la sua proprietà di Palo Alto in California, alcune persone e alcuni giornalisti hanno espresso sarcasmo nei confronti dell'alta considerazione che il fondatore di Facebook pare accordare alla sua privacy – disposto, come è stato, a spendere ben 30 milioni di dollari - scrive Hannah Kuchler su Il Sole 24 Ore -  Poco tempo dopo, NBS News ha scherzato dicendo che Zuckerberg stava «aggiornando le sue impostazioni della privacy» per proteggersi da coloro che avrebbero potuto apporre un like all'idea di vivere accanto al giardino posteriore della casa del miliardario».

di Terra Nuova

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