Tonno in scatola: la lista nera di Greenpeace

Greenpeace stila una classifica denominata "rompiscatole". Sotto esame sono stati messi 14 marchi di tonno in scatola. Ben 11 ne escono con una sonora bocciatura, perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del prodotto

29 Gennaio 2010

Zero in pagella per MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo. Meglio per Coop, ASdoMar e Mare Blu! I rompiscatole di Greenpeace hanno giudicato 14 marchi di tonno in scatola con il criterio della sostenibilità ambientale.
Il tonno in scatola è la conserva ittica più venduta in Italia e nel mondo. Pochi sanno, però, che per pescarlo si utilizzano spesso metodi distruttivi come i palamiti e le reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (o FAD), responsabili della cattura accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali, e di esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni stock desta ormai serie preoccupazioni.

Per raccogliere informazioni sulla sostenibilità delle scatolette, l'associazione ha inviato un questionario alle aziende e sulla base delle risposte ha elaborato la valutazione. Zero a Tonno MareAperto STAR e Consorcio per la loro assoluta mancanza di trasparenza: le aziende si sono rifiutate di rispondere al questionario. 0,7 a Nostromo che fornisce ben poche informazioni sulla provenienza del tonno utilizzato.

Riomare guadagna qualche punto in più, perché dimostra di avere informazioni precise sull'origine dei propri prodotti, ma si trova comunque in basso, non avendo adottato precisi criteri di sostenibilità nella scelta del tonno utilizzato. Il punteggio più alto va a Coop, ASdoMar e Mare Blu, le uniche che hanno adottato una politica scritta per l'approvvigionamento sostenibile.

ASdoMar, inoltre, è uno dei pochi che, in metà dei propri prodotti, utilizza il tonnetto striato - specie considerata in buono stato - pescato con metodi sostenibili (lenza e amo).
Cambiare è possibile. Quando i consumatori hanno sollevato il problema delle catture dei delfini, l'industria ha risposto positivamente e ora quasi tutto il tonno in scatola venduto in Italia è "dolphin safe", ma purtroppo non basta.
Le decisioni dei produttori di tonno in scatola e della grande distribuzione organizzata possono davvero trasformare il mercato. La soluzione esiste, e prima che anche gli stock di tonno tropicale vengano totalmente compromessi, come è successo per il tonno rosso del Mediterraneo, bisogna eliminare gli attrezzi pericolosi, ridurre lo sforzo di pesca e tutelare con riserve marine le aree più importanti per queste specie.

Fonte: Greenpeace Italia


di Gabriele Bindi

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