"Nostro figlio morto di tumore per l'inquinamento"

Decine di bambini hanno partecipato al PalaMazzola di Taranto alla manifestazione 'Insieme per Lollo: Il futuro scende in campo’, una giornata-evento dedicata a Lorenzo Zaratta, il piccolo di 5 anni morto il 31 luglio scorso per un tumore al cervello che gli fu diagnosticato a soli tre mesi dalla nascita. Una patologia che i genitori di Lorenzo mettono in relazione con l'inquinamento provocato dalla grande industria, dall'Ilva in particolare.

28 Dicembre 2014

Decine di bambini hanno partecipato al PalaMazzola di Taranto alla manifestazione 'Insieme per Lollo: Il futuro scende in campo’, una giornata-evento dedicata a Lorenzo Zaratta, il piccolo di 5 anni morto il 31 luglio scorso per un tumore al cervello che gli fu diagnosticato a soli tre mesi dalla nascita. Una patologia che i genitori di Lorenzo mettono in relazione con l'inquinamento provocato dalla grande industria, dall'Ilva in particolare. In apertura della manifestazione, organizzata dal Comitato 'Cittadini e lavoratori liberi e pensanti', di cui fanno parte diversi operai dell'Ilva, c'è stata la parata dei bambini che mostravano striscioni con le scritte ‘Salute, Ambiente, Alternative, Lavoro, Futuro, Cultura’. Poi è iniziato il torneo di calcetto. A dare il calcio d'inizio sono stati Mauro Zaratta, il papà di Lorenzo, e il cantante Antonio Diodato, mentre dagli spalti si levava il grido «Lollo! Lollo!». La manifestazione prevede anche spettacoli circensi, un'esibizione di football americano e la partecipazione di clown e personaggi dei cartoni animati. Gli spettatori contribuiscono con una donazione di giocattoli nuovi o in buono stato destinati ai bambini meno fortunati che saranno distribuiti dalla Befana sull'Apecar il 6 gennaio prossimo. Vengono raccolti anche generi alimentari per le famiglie bisognose che saranno consegnati all'Abfo (Associazione benefica Fulvio Occhinegro). «Qualcuno avvisi Renzi - hanno detto alcuni genitori – che ai nostri figli non servono decreti salva-Ilva. I nostri bimbi vogliono un'alternativa alla fabbrica della morte».

di Beatrice Salvemini

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