Corte europea dei diritti umani: «L'Italia non ha protetto i cittadini dall'inquinamento dell'Ilva»

L’Italia ha violato i diritti umani dei cittadini di Taranto mettendo in pericolo la loro salute a causa delle emissioni inquinanti dell’Ilva e i rimedi messi in campo dal governo sono stati inefficaci: lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani accogliendo il ricorso di 180 persone che nel 2013 e 2015 avevano chiamato in causa i giudici di Strasburgo.

26 Gennaio 2019

La Corte europea ha censurato i decreti Salva-Ilva che avevano garantito  l’immunità penale (e la garantiscono tuttora ad ArcelorMittal, non essendo stati abrogati dall’esecutivo) e ha affermato che le misure per assicurare la protezione della salute e dell’ambiente devono essere messe in atto il più rapidamente possibile. Per i 7 giudici europei, che hanno deciso all’unanimità, le autorità italiane hanno violato gli articoli 8  e 13 della Convenzione europea sui diritti umani.

La sentenza sottolinea che la popolazione «resta, anche oggi, senza informazioni sulle operazioni di bonifica del territorio» e che i cittadini non hanno avuto modo di ricorrere davanti a un giudice italiano contro l’impossibilità di ottenere misure anti-inquinamento, violando quindi il loro diritto a un ricorso effettivo. I giudici hanno europeo hanno però rigettato la richiesta di fermare l’attività del complesso siderurgico.

Ora l'esecutivo potrà scegliere se presentare ricorso alla Grande Camera o conformarsi a quando richiesto dai giudici, ovvero cancellare l’immunità penale e rivedere i tempi di allineamento all'Autorizzazione integrata ambientale.

La soddisfazione di Peacelink

PeaceLink ha espresso immensa soddisfazione per la vittoria storica in sede internazionale, come spiegano Fulvia Gravame, presidente di Peaclink Taranto, e Alessandro Marescotti, presidente nazionale dell'associazione che da anni combatte sulla vicenda dell'Ilva. 

«Per la prima volta un autorevole tribunale internazionale riconosce la responsabilità delle istituzioni italiane nella mancata tutela dei diritti umani - dicono - La pronunica della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) con sede a Starburgo è un passo fondamentale anche per rimuovere le condotte politico-istituzionali lesive dei diritti dei cittadini, condotte che hanno consentito il perpetuarsi di un evidente inquinamento che ha violato i fondamentali diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita. In tal senso le leggi Salva-Ilva sono state il prodotto eclatante di queste condotte lesive dei diritti fondamentali dei cittadini».

«Secondo i giudici di Strasburgo l’Italia è colpevole della “persistenza di una situazione di inquinamento ambientale”, che mette a rischio la salute di quanti vivono nell’area circostante l’impianto industriale - aggiungono Gravame e Marescotti - Per la CEDU le istituzioni “non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire una protezione efficace” della popolazione. Secondo la stessa Corte, esposti e denunce presso le autorità nazionali non hanno avuto esito efficace e in questo senso va considerato che ben 42 esposti alla Procura attualmente giacciono nei cassetti per via dell'immunità penale concessa ai commissari e ai gestori. Pertanto la sentenza della Corte di Strasburgo di oggi è il punto di partenza per anche chiedere la cancellazione dell'immunità penale. Attendiamo il ricorso alla Corte Costituzionale da parte dei magistrati competenti».

Qui il testo della decisione

Qui il Rapporto "Il disastro ambientale dell'Ilva di Taranto e la violazione dei diritti umani" redatto da Fidh, organizzazione dei diritti umani che federa 184 organizzazioni provenienti da 112 paesi, Peacelink, Human Rights International Corner (HRIC) e Unione forense per la tutela dei diritti umani.

di Terra Nuova


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