«Via il cappello dal nostro grano»

Altragricoltura, SICER, Movimento Riscatto e LiberiAgricoltori danno vita alla campagna "Via il cappello dal nostro grano" per «impedire - spiegano - che il grano Senatore Cappelli diventi lo strumento per imporre un gravissimo modello di trust  alla nostra agricoltura».

21 Dicembre 2017

«Il Ministro Martina durante il question time del 20 dicembre non ha detto il vero sull'uso del Grano Cappelli e sulle denunce di trust speculativo che vengono da più parte avanzate; ha rassicurato gli agricoltori che non ci sono problemi e che se qualche responsabilità c'è, va ricercata nell'operato del CREA di Foggia. Ma non è così; al contrario, ci sono gravi motivi di preoccupazione che chiamano direttamente in causa la responsabilità del Governo e della politica». La denuncia è di Altragricoltura, SICER, Movimento Riscatto e LiberiAgricoltori che hanno avviato la campagna "Via il cappello dal nostro grano" per evitare «che il grano Senatore Cappelli diventi lo strumento per imporre un gravissimo modello di trust  alla nostra agricoltura».

Il grido di allarme è forte, ci sarebbero «rischi gravissimi per la nostra agricoltura se si dovesse affermare il modello messo in campo con la speculazione imposta dalla SIS (Società di cui è presidente il vicepresidente nazionale della Coldiretti)» dicono i promotori della campagna, che hanno tenuto una conferenza stampa a Roma per spiegare le loro ragioni.

«La SIS (con una procedura semiclandestina durata 15 giorni a ridosso dell'estate) si è aggiudicata il controllo di un grano su cui erano stati realizzati e si stavano realizzando molti investimenti nella produzione e nella costruzione di reti economiche da parte di una pluralità di soggetti; dopo il suo aggiudicamento ha emanato un disciplinare e imposto forme contrattuali che, nei fatti, tendono a imporre il controllo in esclusiva sulle filiere e sui processi economici riservandosi il diritto di vendere il seme solo a chi accetta le loro condizioni di mercato e comunque "al sistema dei Consorzi Agrari" (ovvero ai consorzi controllati dalla Coldiretti)» spiegano ancora i promotori.

Nelle ultime settimane si sono succedute iniziative di sensibilizzazione in proposito e si sono mossi anche diversi parlamentari.

«Vogliamo sapere come sia stato affidato in esclusiva il controllo del Grano Cappelli alla SIS, con quali procedure e quali garanzie di trasparenza e controllo. Vogliamo capire come sia possibile che chi intasca le royalty sui semi possa anche pretendere di scegliere a chi dare e vendere i semi e possa pretendere di avere nei fatti l'esclusiva del riacquisto del prodotto del lavoro degli agricoltori. Chiediamo di sapere dal Ministro all'Agricoltura se non pensi che tutto questo sia l'ìimposizione di un trust insopportabile e sia una vera distorsione del mercato. Vogliamo poi capire perchè il logo di un sindacato (quello della Coldiretti) fa da timbro a questa operazione" chiede Altragricoltura da settimane, insieme al Presidente del Sindacato dei Cerealicoltori e del Movimento Riscatto,  Mimmo Viscanti, e a Furio Venarucci per la Presidenza nazionale di LiberiAgricoltori.

Dell'argomento ha trattato anche l'inchiesta uscita sul numero di dicembre del mensile Terra Nuova, "Grani antichi e appetiti moderni" che trovate qui

Letture utili:

di Terra Nuova


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