Compostaggio del non fare

Una tecnica semplice ed efficace per compostare i residui della cucina

10 Gennaio 2005
Molte persone si relazionano al compostaggio con grande ritualità. La dipendenza che si ha dal compost, per arricchire il terreno, ha fatto nascere molte ricette e molte tecniche e, tutte, richiedono notevole lavoro.

Con l'Agricoltura sinergica questa dipendenza si perde, poiché andiamo a ricreare la fertilità di un suolo selvaggio. Il nostro rapporto con il compostaggio diventa, quindi, semplicemente dare ai rifiuti organici un posto dove possano fermentare per trasformarsi in humus. Questo può essere fatto senza alcun lavoro.

Ovviamente esistono diverse tecniche per compostare la sostanza organica. Nel numero di novembre è stato descritto il cosiddetto «Compost dei templari»; quello illustrato in queste pagine può essere chiamato il «Compostaggio del non fare».

Come si fa
Il luogo ideale per il nostro cumulo è un posto non troppo lontano dalla cucina, che rappresenta il fornitore quotidiano di rifiuti organici, al riparo dal vento e protetto dal sole, che potrebbero seccarlo troppo.
Un modo semplice ed economico per realizzare un silos di compostaggio è quello di usare delle pedane di carico (pallets o pancali) che si possono recuperare facilmente presso qualche supermercato o grande negozio. In genere hanno una misura standard (cm 100 x 120) e basta unirne quattro per ottenere un buon cubo da compostaggio. Si tratta ovviamente solo di un suggerimento, sarà poi il materiale a disposizione e la creatività di ognuno a suggerire la soluzione e le forme più idonee.

Per quanto riguarda le dimensioni del cumulo, queste debbono essere proporzionate al numero di persone che lo alimentano e alla quantità di rifiuti organici prodotti. In ogni caso, già un metro cubo è un volume sufficiente per assicurare al cumulo una valida fermentazione. Se invece si ha la possibilità o la necessità di avere cumuli più grandi, è sufficiente allungare un lato della struttura per realizzare un cumulo in grado di soddisfare le nostre esigenze.

Quando si ha a disposizione una toilette compost (bagno a secco) è bene tener presente che possiamo usare lo stesso spazio per svuotare e compostare il contenuto.
La soluzione ideale sarebbe quella di prevedere tre differenti contenitori: il primo viene riempito nel primo anno; l'anno successivo la sostanza organica accumulata al suo interno riposa e fermenta mentre si riempie il secondo; in modo tale che quando si inizia a riempire il terzo silos, il compost contenuto nel primo è già pronto; così non c'è bisogno d rivoltare il cumulo, anche se si allunga il tempo di maturazione.

Se invece si ha lo spazio e il tempo per rivoltare il cumulo, grazie all'azione combinata di calore e umidità è possibile ottenere compost maturo già dopo tre settimane: un risultato, è bene sottolinearlo, che richiede un notevole impegno di lavoro.

Può essere che per i «tecnici» il terriccio ottenuto con la tecnica del non fare sarà troppo maturo (passato), ma giacché nel nostro caso non siamo dipendenti dal compost per la fertilità del suolo, ciò che c'interessa è aver risolto il problema dello smaltimento dei rifiuti organici e quanto ottenuto sarà più che buono da utilizzare per fare piantine in semenzaio.

Se poi ne abbiamo in abbondanza, si potrà utilizzare nelle buche che ospiteranno le piantine trapiantate o, al momento della semina, si potrà stendere sulla superficie
del terreno (senza interrarlo) sotto la pacciamatura.

Come iniziare
Per funzionare bene, senza produrre cattivi odori e attirare insetti, il cumulo di compostaggio dev'essere ben areato al suo interno. Per assicurare una buona circolazione di aria è necessario iniziare il cumulo con un primo strato di materiale grossolano legnoso (per esempio ramaglie 30/40 cm di lunghezza e non ltre i 3 cm di diametro) che richiedendo tempi lunghi di decomposizione, assicurerà un efficace strato drenante.

Sopra questo primo strato si disporrà carta e cartoni, ma non in maniera piana come si fa nel bagno a secco per assorbire l'umidità. Qui il materiale cartaceo assorbente andrà distribuito in maniera tale da non impedire all'aria di circolare dal basso verso l'alto, quindi sarà opportuno appallottolare la carta e tagliare a pezzetti i cartoni. Sopra questo secondo strato, si distribuirà della paglia.

Per lo meno in questa fase è opportuno utilizzare della paglia, caratterizzata da un buon contenuto di carbonio e da un ricco contenuto di aria (elemento importante
per assicurare un adeguato sviluppo ai microrganismi trasformatori). Il fieno, apparentemente simile alla paglia, in realtà apporta più proteine che carbonio e inoltre tende a compattare il cumulo.

A questo punto si possono svuotare nel cumulo i secchi di residui di cucina. Ma attenzione, per evitare che la sostanza organica si compatti, sempre per l'esigenza di avere più aria possibile che circoli all'interno del cumulo, dev'essere sparsa in modo regolare, alternando uno strato di residui organici con uno di paglia o di segatura, trucioli, carta appallottolata, foglie, fieno...

Se qualcosa non va
Un compost che funziona bene non emana odore, non attira mosche e riduce continuamente il proprio volume. Se questo non avviene è segno che qualcosa all'interno del cumulo non va. Le ragioni possono essere le più disparate:

- Asfissia. Sono stati aggiunti troppi residui di cucina contenenti molti liquidi, senza bilanciare questi con materiali ricchi di carbonio. Gli scarti liquidi rilasciano molto azoto, mentre i materiali secchi (carta, paglia ecc.) apportano carbonio. Un buon equilibrio tra questi due componenti è indispensabile per un regolare compostaggio.

- Carenza d'umidità. Se il cumulo non si riduce di volume è perché vi è una carenza d'acqua (il sole o il vento possono averlo seccato), quello che possiamo fare è semplicemente innaffiarlo - la massa di residui organici dovrebbe avere l'umidità di una spugna strizzata.

- Umidità in eccesso. Se invece il cumulo emana cattivo odore e c'è presenza di mosche e moscerini, vuol dire che c'è un eccesso di umidità. Per evitare di rivoltare l'intera massa di residui organici, quello che possiamo fare è semplicemente praticare con un bastone un buco nel cumulo. Più esattamente è necessario infilare un bastone lateralmente e un altro dall'alto verso il basso, in modo tale che una volta tirati via i due bastoni, i due canali d'aerazione s'incontrino, creando così un «camino». L'aria fa corrente e arriverà nel cuore del compost asciugandolo e risanandolo (a volte può essere necessario praticare più di un buco).
Se piove per molti giorni di seguito, sarà bene riparare il cumulo con una copertura impermeabile, ma che non blocchi la circolazione dell'aria. Il processo di compostaggio deve mantenersi aerobico, perché ha bisogno di «respirare».

Meglio coprire
Una volta arrivati al massimo della capienza del silos, il cumulo va coperto con uno strato di paglia, segatura o lana. Tale copertura, oltre a proteggere il cumulo dall'eccessivo dilavamento, ha anche la funzione di assorbire i gas liberati dalla fermentazione. È bene ribadire che la principale funzione della tecnica di compostaggio, appena illustrata, non è quella di fornire sostanza fertilizzante, ma più semplicemente di smaltire i rifiuti organici (tutti) e creare terriccio, perciò in questo tipo di cumulo possiamo mettere anche bucce di agrumi, banane e cibi cotti, carne o pesce. L'unico problema in questi casi è che questo tipo di residui tenderanno ad attirare animali (topi, gatti, cani): è bene quindi vagliare caso per caso i vantaggi e gli svantaggi dell'utilizzo di tali prodotti.

Se abbiamo deciso di utilizzare il nostro cumulo anche per smaltire e compostare il contenuto del bagno a secco, è bene aggiungere tali residui quando il compost è a metà - in altre parole, il silos non deve essere né troppo pieno, né troppo vuoto. Inoltre è necessario aver cura di aggiungere i residui della compost toilette nella parte centrale del cumulo, evitando i bordi e coprendo abbondantemente con materiale organico, possibilmente con paglia. In questo modo, la fermentazione svilupperà una temperatura sufficientemente elevata, in grado di pastorizzare gli eventuali agenti patogeni presenti nella materia fecale.

Come ulteriore garanzia d'igiene, in questo caso è opportuno allungare i tempi di compostaggio, almeno a due anni.


Articolo tratto da Terra Nuova - Gennaio 2005

Lettura consigliata:

- Introduzione alla permacultura


di Antonio De Falco

Compostaggio del non fare
  • Attualmente 4.5 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 4.4/5 (94 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!