Bioteli in agricoltura: accordo Federbio-Assobioplastiche

L’Italia potrebbe avere un altro bel primato nel mondo biologico: ovvero l’ideazione del primo standard che identifichi le bioplastiche biodegradabili adatte, anche perché compostabili, da utilizzare nelle pacciamature, tecnica che l’agricoltura tutta potrebbe adottare scansando una volta per tutte la plastica nei campi.

17 Marzo 2019

A questo standard stanno lavorando FederBio e Assobioplastiche che hanno siglato un accordo di collaborazione e di sviluppo sperimentale. Accanto a loro Istituti di ricerca come Crea che definiranno un programma di prove in campo per la verifica delle rese, della produttività delle colture e degli effetti complessivi dell’utilizzo di questa pratica colturale in agricoltura biologica. Alla base bio-teli che dovranno essere biodegradabili secondo lo standard europeo EN 17033; non contenere organismi geneticamente modificati nei formulati utilizzati per la produzione della pacciamatura ed essere costituiti da materie prime rinnovabili in misura pari o superiore al 50% (oltre il 60% dal 2021). Le potenzialità sono enormi, anche perché il bio piace sempre più agli italiani (a oggi sono 2 milioni gli ettari coltivati a biologico secondo i dati della federazione) e anche gli agricoltori delle pianure ci stanno seriamente pensando.

"Questi bioteli si biodegradano nel giro di due anni - ha detto Paolo Carnemolla, presidente di FederBio - per l'agricoltura biologica, che non utilizza diserbanti, sono una risorsa fondamentale. Il protocollo di intesa vale in Italia e ha l'obiettivo di aumentare progressivamente la componente biologica dei teli e le condizioni di impiego in agricoltura".

Ogni coltura avrà bisogno di testare i bio-teli per la pacciamatura migliori e, come si intuisce dalle parole di Carnemolla, è bene tenere i piedi ben per terra e non fare come negli Usa che “hanno puntato a teli 100% rinnovabili per poi scoprire che non erano adatti e così ora non hanno un ettaro pacciamato con teli bio“. Il protocollo di ricerca sperimentazione dovrà far sì che i bio-teli siano resistenti al punto giusto. Marco Versari, presidente di Assobioplastiche è chiaro su questo punto: “non deve succedere come per i sacchetti“.

“I bio-teli che abbiamo in mente” spiega ancora Versari “non devono essere recuperati e smaltiti al termine del ciclo colturale, ma possono essere lasciati nel terreno dove vengono biodegradati per opera di microrganismi, offrendo anche un enorme risparmio in termini di tempo e di risorse“.

Coltivare biologico è l'alternativa valida

L'agricoltura basata sulla chimica tossica mostra sempre di più i suoi limiti e i pericoli per la salute umana e dell'ambiente. Coltivare biologico è la vera alternativa. E farlo può essere conveniente e ventaggioso anche su piccola scala, senza bisogno di avere alle spalle una grande azienda. A spiegarlo molto bene nel suo libro "Coltivare bio con successo" è il canadese Jean-Martin Fortier.

Dopo il successo in Canada, Germania, Francia e Regno Unito, questo libro è diventato il manifesto della nuova agricoltura per le piccole aziende biologiche, in grado di stimolare un circuito economico virtuoso a livello locale, assicurare un reddito decoroso all’agricoltore, creare posti di lavoro per i giovani e un rapporto diretto tra produttore e consumatore.
Nel libro, l’autore condivide le strategie agronomiche ed economiche che hanno decretato il successo della sua azienda nonostante un budget iniziale molto contenuto: la vendita a chilometro zero, l’organizzazione degli spazi secondo i principi della permacultura, l’impiego di attrezzi e macchine innovativi, la riduzione delle lavorazioni del terreno, il metodo di coltivazione bio-intensivo, senza dimenticare le schede pratiche per coltivare oltre 25 ortaggi. Una vera e propria guida pratica per le piccole aziende agricole, ma anche per i giovani neo-agricoltori che vedono nell’agricoltura biologica uno spazio per il loro futuro e un contributo concreto per la salvaguardia del Pianeta.
L’edizione italiana è stata curata da Myrtha Zierock, orticoltrice trentina che ha lavorato presso l’azienda dell’autore e che ha adattato le indicazioni tecniche al nostro clima e contesto.

di Terra Nuova

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