Educare con la Comunicazione Non Violenta

L’idea di pedagogia non direttiva di Jean-Philippe Faure permette di costruire relazioni e cambiare paradigmi. Per un nuovo sguardo al senso dell’educazione.

18 Aprile 2019
Educare con la Comunicazione Non Violenta. Genitori e figli

Accoglienza, empatia, presenza consapevole, rispetto; e ancora, il limite come sostegno alla relazione e la parola come forma di responsabilizzazione. Sono gli strumenti educativi della Comunicazione Non Violenta (CNV), ideata dal compianto Marshall Rosenberg e portata avanti oggi da un numero crescente di educatori. Con l’obiettivo di nutrire relazioni interpersonali positive nella società, ma anche di «passare a una pedagogia non direttiva in una scuola che privilegi il co-apprendimento a partire da esperienze condivise, nel rispetto dei tempi e dei ritmi di ciascun individuo». A parlare è Jean-Philippe Faure, formatore per la CNV in ambito scolastico e familiare. «Ritengo indispensabile ripensare la scuola in questo senso, poiché oggi i bambini “imparano” a negare ciò che provano per fidarsi delle teorie degli adulti, a soffocare le emozioni attraverso atti di volontà e a nascondere le tensioni accumulate. Imparano a dedicare la maggior parte del tempo ai pensieri e solo qualche minuto al corpo, per farlo tacere quando si lamenta. Vengono inculcate migliaia di nozioni a discapito di ciò per cui si prova curiosità. Quest’opera di distruzione, separazione e repressione viene chiamata educazione, ma non lo è, è analfabetismo emotivo».

La CNV può entrare in una scuola come quella di oggi? O occorre modificare anche il contesto?

Occorre modificare la struttura stessa dell’insegnamento. Per comunicare in modo diverso bisogna modificare il rapporto con se stessi e col mondo, e la pedagogia che a quel punto emergerà sarà incentrata sulla presenza a se stessi e non più sull’assenza, sul percorso e non più sull’obiettivo, sul presente e non più su un programma. La forza vitale sprigionata sarebbe tale da sconvolgere la Terra se l’educazione potesse aiutare i giovani a incarnare la forza del loro pieno potenziale, se l’apprendimento contribuisse a creare esseri umani autonomi, sensibili al proprio ambiente e in piena sintonia con se stessi. (...)


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