Architettura vegetale: una questione di benessere

Le normative sul risparmio energetico non sempre guardano alla qualità dell’abitare e alla sostenibilità. L’utilizzo dei materiali vegetali permette invece di ampliare questi due concetti. La riscoperta di legno, paglia, terra cruda, canne palustri, bambù, per un comfort superiore e un’ecologia profonda.

25 Giugno 2019
Architettura vegetale: una questione di benessere. Bioedilizia

L’architettura ecologica era nata con un’idea precisa: dare la massima centralità alla persona, inserendola in un ambiente naturale e riducendo il suo impatto sull’ambiente,
a cominciare dalla scelta dei materiali. Dopo diversi anni è diventata una parola utilizzata da tutti, ma il suo asse si è spostato in una sola direzione: il risparmio energetico.

Obiettivo certamente necessario, che ha però spostato l’attenzione verso i materiali sintetici ad alte prestazioni prodotti dall’industria, spesso in modo poco sostenibile, e difficili da smaltire. Ma soprattutto poco gradevoli per chi in quelle abitazioni deve poi viverci.

«Per un certo modo di progettare, l’abitante è quasi un fastidio. Si costruiscono case che sembrano perfette… se non fosse che poi ci deve andare ad abitare qualcuno» ironizza Maurizio Corrado, architetto e saggista, che si dedica ormai da diversi anni all’architettura bioecologica, convinto della necessità di adottare un modello di sostenibilità diverso, orientato al dinamismo della natura e al comfort abitativo.
«Purtroppo il termine bioarchitettura viene usato sempre un po’ a sproposito, per studiare soluzioni che puntano a soddisfare dei numeri, ma non danno una risposta adeguata a livello di benessere. È un architettura calata dall’alto, su misura per le amministrazioni».

La risposta più coerente secondo Corrado viene dai materiali vegetali: bambù, paglia, canapa, canna palustre, salice vivente, terra cruda, possono aiutarci a costruire in modo davvero sostenibile, con beneficio di tutti. Non si tratta di un vezzo per architetti in cerca di visibilità, ma di una modalità costruttiva che ha radici storiche e culturali ben precise, che oggi oltre a regalare bellezza e vitalità agli ambienti risponde anche alle esigenze tecniche delle varie normative. «Il bambù è un materiale molto usato in Sudamerica e in Asia. Viene chiamato acciaio naturale per la sua versatilità e robustezza» spiega Corrado. «La paglia, se trattata con intonaci naturali, è in grado di fornire case altamente isolanti, sane e antisismiche. La canna palustre, con ottime capacità termoisolanti, è una pianta che cresce ovunque in Italia.
Veniva impiegata comunemente fino agli anni ’50 per realizzare controsoffitti o intonaci con i cannicci legati; oggi può essere riutilizzata negli intonaci in terra cruda. E poi c’è il salice, un materiale vivo ed elastico, ideale per le coperture leggere e per costruzioni che non hanno la necessità di chiusura.

Il traino della paglia

Maurizio Corrado è l’ideatore di un evento di tre giorni, Green Utopia, giunto alla sua terza edizione, incentrato soprattutto sulle tecniche di costruzione con materiali vegetali. Dopo due edizioni alla Fabbrica del Vapore, in occasione del Salone del Mobile di Milano, il convegno, con la mostra espositiva dei materiali vegetali, quest'anno si è trasferito in Liguria, a Riccò del Golfo (Sp), vicino alle Cinque Terre, un luogo probabilmente più consono per parlare di architettura naturale.

«Nella grande area dell’architettura ecologica, o bioarchitettura che dir si voglia, ci sono diverse scuole» prosegue l’architetto. «Io faccio parte della scuola mediterranea, convinto che nel bacino di questo grande mare si sia costruito in modo sano per lunghi secoli. La tradizione si è bruscamente interrotta nel secondo dopoguerra, quando si è cominciato a costruire male, usando dei materiali inadeguati o che addirittura si sono rivelati tossici, come è stato dimostrato con l’amianto».

L’ulteriore sfida da cogliere e recuperare dal passato, secondo Maurizio Corrado è quella dell’autocostruzione, che non è certo una novità, ma che oggi torna ad essere contemplata anche da alcune leggi regionali.
«Il nostro modo di progettare è cambiato radicalmente da metà Ottocento, quando gli architetti hanno cominciato ad occuparsi della progettazione delle case per risolvere il problema degli operai nei centri industriali. Fino ad allora le case venivano costruite da chi le abitava. Si andava dal carpentiere e insieme a lui si costruiva la propria casa. La si faceva su misura in base alle proprie esigenze. Non è un caso se le città medievali sono belle, mentre le periferie del Novecento sono deprimenti».

Nel frattempo anche la tecnologia, per certi versi, si orienta verso la riscoperta dei materiali vegetali, soprattutto la paglia, che è diventato un materiale apprezzato anche da diversi ingegneri per le sue qualità: costa poco, traspira e offre un ottimo isolamento termico. Negli ultimi anni sono stati sviluppati dei sistemi di prefabbricazione di pareti con tamponamento di paglia pressata che poi viene inserita all’interno della struttura di legno. Sistemi che si possono reperire in commercio e che facilitano molto la messa in opera. Subito dopo la paglia, secondo Corrado, nell’indice della popolarità c’è invece il bambù. «Il problema è sempre stata la reperibilità della materia prima, che inizialmente arrivava solo - e a fatica - dalla Cina, ma da almeno cinque o sei anni si sono sviluppate anche da noi realtà che coltivano il bambù per fini costruttivi e che hanno acquisito le competenze necessarie.

Il limite più grande oggi per chi si interessa a queste soluzioni è capire chi fa sul serio; spesso diventa difficile per un profano distinguere le chiacchiere dalla concretezza. La stessa cosa si può dire dei giardini pensili: esistono aziende che fanno sistemi affidabili e ci lavorano da decenni, ma quando si tratta di passare alla pratica mancano i professionisti preparati. D’altronde, quando si utilizza un materiale povero come la paglia o la terra non ci sono grossi guadagni economici, e quindi non ci si investe nemmeno in promozione e informazione».

Materiali che fanno bene

Il comfort che regalano i materiali naturali è solo frutto di suggestione o ha riscontri reali e misurabili?
Alcune prove condotte in ambiente indoor e outdoor hanno evidenziato che le persone percepiscono sensazioni diverse, a seconda dei materiali presenti, e hanno reazioni sensoriali e biofisiche differenti, variabili in base alla sensibilità personale o ad una più o meno accentuata biofilia, ovvero la tendenza ad entrare in connessione profonda con gli esseri viventi.
A parlarcene è l’architetto Viviana Deruto, direttrice di Irsa (Istituto scienze dell’abitare) e ideatrice della ricerca MaVE (Material Value Exposure). Questo progetto1, che coinvolge l’Universita di Padova, indaga le interazioni con i diversi materiali da costruzione e di arredo, con il fine di migliorare la percezione di benessere e lo stato di salute in ambiente indoor.

La prima parte della ricerca, Wood Comfort, che riguarda gli aspetti psicologici e sensoriali, e gia stata chiusa e pubblicata nel maggio del 2018 sulla rivista European Journal of Wood and Wood Products. Secondo i ricercatori, il contatto con il legno rilassa mente e corpo, riduce lo stress, migliora la produttività, favorisce l’equilibrio psicologico e stimola emozioni positive.
«Nella prossima fase» spiega Viviana «andremo a rilevare le reazioni biofisiche, come le variazioni di frequenza respiratoria, il battito cardiaco o la resistenza cutanea. Insieme al legno prenderemo in esame anche altri materiali naturali.

 

Note

1. M. Luisa Dematte ̀ et al, «New insights into the psychological dimension of wood–human interaction», European Journal of Wood and Wood Products, 76, 1093–1100 (2018).

 

Contatti
progettocasabioecologica@gmail.com
www.progettocasabioecologica.it

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Aprile 2019

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