Piede torto, guarire senza chirurgia

Questa patologia congenita colpisce in Italia due bambini su mille ogni anno. Grazie al metodo Ponseti è possibile correggerla senza interventi invasivi, riducendo al minimo le percentuali di recidiva.

01 Settembre 2018
Piede torto, guarire senza chirurgia

Seicento bambini ogni anno in Italia nascono con il cosiddetto piede torto, patologia congenita nella quale l’arto si presenta deforme, con l’aspetto simile a una mazza da golf.

Ma si può guarire e per correggere questa deformità «non è affatto necessario intervenire chirurgicamente in maniera invasiva, come invece si è fatto per anni» spiega il dottor Diego Bellini, ortopedico dell’ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto, uno dei medici di riferimento dell’Associazione nazionale piede torto congenito.

Qual è dunque l’alternativa? «Si tratta del metodo che ha preso il nome dal suo ideatore, il professor Ignacio Ponseti, medico spagnolo che intorno agli anni ’60 ha iniziato a seguire un protocollo che prevede la manipolazione dei piedini del bambino e l’applicazione di ingessature correttive ogni settimana» prosegue Bellini.

Alla fine del ciclo si procede, oggi anche a livello ambulatoriale, all’allungamento del tendine d’Achille, «per poi applicare un tutore. Il Ponseti è un metodo non invasivo e correttivo con una percentuale di pieno successo che si aggira intorno al 98%, salvo la compresenza di patologie associate come lussazione dell’anca, spina bifida e così via».

Iniziare fin dalla nascita

«Il vantaggio del metodo Ponseti, oltre alla non invasività, sta nel fatto che, evitando l’intervento chirurgico, si evita anche il conseguente irrigidimento del piede» prosegue il dottor Bellini. Questa pratica è divenuta di uso comune in Europa solo intorno al 2000 e in Italia ha iniziato a diffondersi nel 2005. (...)


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