Elettrosmog, quando il cervello va in fumo

Sappiamo ancora poco degli effetti dell’inquinamento elettromagnetico sull’attività del nostro cervello. Ma i dubbi circa la loro correlazione con diverse patologie, tra cui depressione, irritabilità, Alzheimer e tumori, dovrebbero far prevalere il principio di precauzione.

25 Ottobre 2018
Elettrosmog, quando il cervello va in fumo. Elettrosmog

Satelliti, stazioni radio, tecnologie wireless, ripetitori e telefoni cellulari: siamo immersi giorno e notte in un oceano di onde invisibili ai nostri occhi, che tuttavia hanno effetti tangibili sulla nostra salute.

I campi elettromagnetici da radiofrequenze sono stati classificati dallo Iarc, l’Istituto per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), come possibili cancerogeni per l'uomo, e nelle società occidentali un numero crescente di persone lamenta stati di malessere collegabili alle basse e alte frequenze artificiali. Le manifestazioni biologico-sanitarie che le persone elettrosensibili lamentano in conseguenza dell’esposizione a campi elettromagnetici sono numerose ed eterogenee. A puro titolo di esempio, si va da disturbi apparentemente banali come palpitazioni, capogiri e nausea a sintomi più invasivi come affaticamento cronico, stati ansiosi, depressione, manifestazioni cutanee, cefalee, disturbi del sonno e della concentrazione, della vista, del gusto, dell’olfatto e dell’udito, fino a disturbi del sistema ormonale e di quello muscolare (fibromialgia).

Secondo l’Oms le persone colpite da elettrosensibilità sarebbero tra l’1 e il 3% della popolazione, ma recenti studi stimano l’incidenza al 5% e oltre1. Alcune tra queste riescono di fatto a ripristinare o a mantenere il loro stato di salute soltanto ritirandosi in parziale o totale isolamento in ambienti incontaminati.
Nel nostro paese, purtroppo, non siamo ancora giunti a un riconoscimento medico-giuridico dell’ipersensibilità ai campi elettromagnetici, nonostante un elevato numero di studi a livello internazionale attesti la loro influenza sul Dna e sulla nostra salute2.

E il rischio è maggiore per i più piccoli, come sottolinea il Comitato nazionale russo per la tutela dalle radiazioni non ionizzanti (Rcnirp)3, secondo cui è probabile che in un vicino futuro si concretizzino seri pericoli per la salute psichica dei bambini che utilizzano telefoni cellulari.
In particolare si fa riferimento a disturbi dell’attenzione e della memoria, diminuzione della capacità di apprendimento, aumento dell’irritabilità, problemi del sonno, maggiore sensibilità verso fattori di stress, sindromi depressive. Il cervello dei bambini, infatti, ha una maggiore conducibilità e le ossa del loro cranio hanno una consistenza minore, per questo bisogna fare particolare attenzione.

Da non sottovalutare, nei minorenni, l’aumento vertiginoso durante gli ultimi decenni di tumori al cervello, dei casi di epilessia e di altre tipologie degenerative a carico delle strutture nervose del cervello.

Alte e basse frequenze

In Italia, per legge, i limiti di emissione per le postazioni fisse ad alta frequenza, ovvero i ripetitori per segnali radio, tv, wimax, telefonia mobile e così via, sono di 6 V/m per gli ambienti abitati e 20 V/m in campo aperto, segno che anche il nostro legislatore contempla l’esistenza di un pericolo causato da un’elevata esposizione ai campi elettrici. E
mentre ricercatori e associazioni di utenti suggeriscono per precauzione di abbassare ulteriormente queste soglie (si vedano a riguardo anche un appello rivolto alle Nazioni Unite e all’Oms da oltre duecento scienziati indipendenti di 41 paesi diversi, e l’appello di Friburgo firmato da 36.000 medici e scienziati di tutto il mondo4) l’industria sta già sviluppando la quinta generazione di cellulari 5G, che lavorano con frequenze elevatissime e che verranno venduti senza ricerche di lungo corso sui possibili effetti5.

Purtroppo anche le basse frequenze, come quelle utilizzate dalle ferrovie, per gli elettrodotti e per la corrente elettrica domestica, provocano emissioni, campi magnetici alternati per i quali si ipotizza un legame con varie patologie tra cui aborti spontanei, leucemie, Sla e ancora tumori cerebrali. Fortunatamente, questi campi diminuiscono notevolmente di intensità con l’aumento della distanza dalla fonte di inquinamento.

L’invasività delle onde a ritmo pulsante

Negli ambienti domestici, dove passiamo la maggior parte del tempo, il problema potrebbe però rivelarsi non tanto l’intensità di queste onde, quanto il loro «ritmo» pulsante.
All’interno del nostro organismo, infatti, a ogni secondo vengono trasmesse milioni di informazioni per via di minuscoli impulsi elettromagnetici sotto forma di pulsazioni.
L’esperto bioedile6 Wolgang Maes dell’Istituto tedesco per la bioedilizia e la sostenibilità Ibn, ci spiega che le tecnologie sviluppate negli ultimi decenni utilizzano microonde erogate a intermittenza attraverso pulsazioni stressanti (semplificando: acceso, spento, acceso, spento), a delle frequenze che si inseriscono prepotentemente in quello spettro da 10 a 1000 Hertz (Hz) che il nostro corpo utilizza per le «proprie» trasmissioni.

Ciò che bisogna capire è se tutto questo disturbo nella comunicazione delle nostre cellule abbia delle conseguenze.
Fermiamoci a osservare anche solo cosa succede con il Wifi: le onde alfa, emesse dal nostro cervello durante momenti di meditazione o di profondo rilassamento, hanno uno spettro di frequenze che va da 8 a 12 Hz (da notare che molto vicino, rispettivamente a circa 11,7 e a 7,83 Hz, si collocano: la frequenza del campo magnetico terrestre e la «magica» risonanza di Schumann, definita anche come ritmo cardiaco della Terra e messa in relazione con tutti i processi naturali). Si dà il caso che i modem Wifi che usiamo per connetterci ubiquitariamente a internet trasmettano frequenze pulsate attorno ai 10 Hz, proprio in mezzo allo spettro delle onde alfa. Sempre secondo Maes: «Qualsiasi interferenza esterna nelle frequenze delle attività cerebrali e dei canali ionici a livello cellulare incide nei processi naturali, li impedisce, li rallenta o ne provoca un malfunzionamento.

In interferenza con i segnali di tipo elettrico ed elettrochimico naturalmente presenti nel nostro organismo. E l’interferenza del Wifi è particolarmente rilevante dal punto di vista neurologico, perché si colloca al centro di un campo di frequenze fondamentale per i nostri flussi cerebrali: le onde alfa sono importanti per la prima fase del sonno, il riposo, la rigenerazione e l’apprendimento, sono correlate all’autoconsapevolezza, la trascendenza e alla crescita spirituale».

Benessere mentale a rischio

Le persone che vivono senza stress e in buona salute hanno un’elevata «attività alfa», mentre quando questa è debole o assente compaiono tensioni, ansie, malattie. «Anche l’uso di cellulari, tablet e la vicinanza ai ripetitori per la telefonia mobile comporta l’esposizione, tra le altre, a frequenze pulsate nel campo delle onde alfa» sottolinea Maes. «E gli effetti negativi che si producono sul sistema nervoso, barriera ematoencefalica, flussi cerebrali e non solo si possono misurare ancora per diverse ore dopo una telefonata di pochi minuti con il cellulare».

Una conferma a ciò viene dallo studio realizzato da Gerd Oberfeld7, medico ambientale di Salisburgo, che ha rilevato notevoli alterazioni dei ritmi delle onde cerebrali, fino a una distanza di ottanta metri da un impianto di ripetitori della telefonia mobile.
Il consiglio, quindi, rimane quello di consultare degli esperti bioedili per valutare ed eventualmente cercare di correggere il carico dei campi elettromagnetici presente nelle proprie abitazioni e nei posti di lavoro, e soprattutto di ridurre al minimo indispensabile l’esposizione alle trasmissioni senza fili, in particolar modo per bambini e adolescenti.

 

Note
1. A tal proposito si vedano: lo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità dal titolo Electromagnetic Hypersensitivity (2004), disponibile a questo link: http://tinyurl.com/yahdoutk ; e l’articolo di Erica M. Blythe, Electromagnetic Hypersensitivity (2014), disponibile a questo link: http://tinyurl.com/y6u2rzgc
2. Si vedano al riguardo i risultati della ricerca internazionale Bioinitiave www.bioinitiative.org/conclusions ; e l’articolo Martin L. Pall, "Wi-Fi as a very substantial threat to human health" (2017), disponibile a questo link http://tinyurl.com/yburjd83
3. L’appello del comitato russo Rcnirp si trova a questo link http://tinyurl.com/y7wfmhmc4
4. L’appello internazionale per la protezione dall’esposizione ai campi elettromagnetici non ionizzanti si trova su www.emfscientist.org; i due appelli di Friburgo ai seguenti link: http://tinyurl.com/y9jluwsk (2002); http://tinyurl.com/yblzfgyd (2012)
5. A questo link è consultabile un recente appello di moratoria per la tecnologia 5G: https://is.gd/FbpsTO
6. La disciplina della bioedilizia contempla tra i suoi ambiti di applicazione lo studio delle fonti di inquinamento, compreso quello elettromagnetico e dei metodi per ridurre e mitigarne gli impatti sulla salute e il benessere.
7. Nel suo lavoro, Oberfeld esaminava soprattutto i campi di frequenza del cervello alfa 1 (8-10 Hz), alfa 2 (10-12 Hz) e beta (13-20 Hz). Per saperne di più sul suo lavoro: http://tinyurl.com/yd4frd8f

PER SAPERNE DI PIÙ:

• Per legge le Agenzie regionali per la protezione ambientale sono tenute a monitorare, anche su richiesta dei Comuni in seguito alle segnalazioni dei privati, le emissioni degli impianti radioelettrici. Per verificare la presenza e l’intensità di segnale dei ripetitori presenti nella propria città, è possibile utilizzare i seguenti siti: www.opensignal.com/networks e www.cellmapper.net

• Tra le associazioni a cui far riferimento citiamo: Aie (Associazione italiana elettrosensibili); Amica (Associazione per le malattie da intossicazione cronica e/o ambientale).

• Consigliato da leggere: Riccardo Staglianò, Toglietevelo dalla testa, Chiarelettere (2012).

• Consigliati da vedere: Alessandro Quadretti, «Sensibile», Officinemedia. Werner Herzog, «Lo and Behold», Magnolia Pictures (al momento
disponibile solo in lingua inglese. In vendita a questo link: http://tinyurl.com/y826blkr ).

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova

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