Quando il disegno non è arte...

Sono passati più di 70 anni da quando un ragazzo di nome Arno Stern, di origini ebree, in fuga durante la guerra, si è preso cura di un gruppo di bambini profughi di guerra, offrendo loro la possibilità di dipingere liberamente con colori e pennelli. E da lì è una nata un'esperienza e una vita degne di essere raccontate...Gli studi di Arno Stern sulla traccia naturale.

04 Agosto 2017

Quel ragazzo, ora ultra novantenne pieno di energia ed entusiasmo in continua ricerca, non sapeva che la vita lo avrebbe portato a fare una scoperta che riguarda l’umanità intera. La continua fuga non gli aveva permesso di sviluppare competenze specifiche nel campo del disegno né in quello dell’educazione e proprio questa sua purezza mentale in entrambi i campi, gli ha permesso di avere uno sguardo nuovo, aperto e libero.

Stern ha così potuto scoprire e dimostrare, con una raccolta di più di 600.000 disegni, che ogni essere umano indipendentemente dalla razza, dal sesso, dall’età, dalla cultura, dalla personalità e dall’esperienza, attraverso il gesto libero del disegno manifesta la memoria dello sviluppo del suo organismo, ovvero – scrive Stern – “la memoria (embrionale) delle registrazioni primarie della vita”.

Facciamo qualche passo indietro.

Giovane e inesperto, non si permetteva di insegnare ai bambini come disegnare, né di giudicare o di correggere il loro lavoro, non dava loro neppure uno spunto. Si limitava a servire il loro gioco con pennelli e colori e ad osservare. Disegno dopo disegno iniziava ad intuire che nei disegni di tutti questi bambini e ragazzi di diverse età, apparivano gli stessi segni. Incuriosito da questo fenomeno iniziò a prestare attenzione a cosa accadeva su quei fogli dove le persone si esprimevano con grande entusiasmo e con gesti spontanei, mai casuali. Iniziò così a codificare tutti quei segni perché prendeva coscienza ogni giorno di più che avevano origini molto più profonde del semplice fatto di copiare o rappresentare qualcosa. Era di fronte ad un fenomeno nuovo che apparteneva a chi dipingeva senza un obiettivo, lasciando alla mano (con il pennello) quell’incedere elegante e spontaneo che solo la natura profonda di ogni essere può determinare e che dopo qualche anno definì la “Traccia Naturale”.

In seguito si trasferì a Parigi e l’entusiasmo e la gioia di chi dipingeva lo spinse ad aprire un atelier di pittura per grandi e piccini: nacque così il “Gioco del dipingere”.

Da un lato la ricerca continua, dall’altro la definizione di uno spazio essenziale dove dipingere, lo portarono via via a rendersi conto che chi dipingeva aveva bisogno di protezione da tutto ciò che lo poteva condizionare (le osservazioni di terzi), spaventare (il giudizio, la valutazione), bloccare (la paura di sbagliare o di non essere capace), rendere insicuro di fronte a quel foglio bianco. Ecco che nacque il “Closlieu”: una stanza protetta dove 10-15 persone di diverse età dai 2 ai 100 anni si incontravano regolarmente una volta a settimana, per almeno un anno. Dipingevano in piedi con il foglio appeso alla parete, erano con se stesse sul foglio e incontravano gli altri alla tavolozza dei colori al centro della stanza. Un successo! Persone felici che per anni andavano ogni settimana a dipingere, qualcuno anche per oltre 40 anni. Nessun altro aveva accesso al Closlieu e i disegni non venivano mai portati all’esterno, né mostrati a terzi.

Gli studi sulla Traccia Naturale lo spinsero negli anni ’60 ad intraprendere molti viaggi in luoghi sperduti del mondo dove gli indigeni non erano ancora stati condizionati: la Traccia Naturale fioriva all’ennesima potenza. Dimostrò che quei segni che aveva visto inizialmente nei bimbi dell’orfanotrofio e poi nei bimbi e negli adulti di Parigi, si manifestavano anche negli indigeni della Nuova Guinea, del Perù, dell’India, della Nigeria, dell’Afghanistan,… in ogni parte del mondo che aveva visitato: quei segni appartenevano all’essere umano. Era di fronte ad un “codice universale”, legato al codice genetico.

Una scoperta entusiasmante: l’essere umano manifesta attraverso il disegno (o per meglio dire, attraverso l’atto del tracciare) “quello che nel costituirsi dell’organismo viene registrato nella memoria organica” e che attraverso il gesto libero del tracciare viene trasformato in segno.

Quindi l’essere umano in uno stato privo da condizionamenti disegna per il puro piacere di tracciare, per rispondere ad un bisogno istintivo e profondo che non appartiene né al mondo dell’arte né a quello della comunicazione, non c’è intenzionalità né obiettivi da raggiungere; scrive Stern: “Non arte ma neppure un fatto volontario che scaturisce dalla fantasia – è qualcosa che sfugge all’intenzione “.

Stern ha dimostrato che l’essere umano disegna per rispondere a questo bisogno istintivo fin da quando è piccolissimo, da quando, spinto da un impulso motorio, con una penna in mano la fa girare o la batte sul foglio in modo a volte compulsivo, ma liberatorio; questi due gesti iniziali danno vita a due tracce (definite da Stern Giruli e Punctili) da cui si sviluppano poi tutte le altre 72 che ha riconosciuto.

Se il bambino da quel momento in poi viene lasciato libero di disegnare senza interferenze, continuerà a manifestare la Traccia Naturale secondo il fenomeno della “Formulazione”, tutta la vita. Il processo naturale lo porterà ad una prima fase delle “Figure Primarie”, in cui le tracce si impongono a lui senza la sua consapevolezza, passerà poi alla fase degli “Oggetti-immagine” in cui vestirà le Figure Primarie a seconda di ciò che gli servirà per mettere in scena il suo gioco, il suo mondo, i suoi sogni, le sue preoccupazioni. Arriverà poi ad una fase più “razionale” in cui sembrerà aver abbandonato la Traccia Naturale per dedicarsi a riproduzioni fedeli della realtà e raggiungerà l’ultima fase, quella delle “Figure Essenziali” in fase adulta, quando i fenomeni legati allo spazio e al ritmo andranno molto oltre la razionalità.

Ecco perché il servente del Gioco del dipingere non interviene mai su ciò che le persone dipingono, non corregge, non valuta, non giudica, non insegna, ma accoglie e protegge per permettere a questo processo di fluire naturalmente.

Risvolti incredibili e difficili da accogliere per il mondo dell’educazione artistica, del disegno infantile, dell’interpretazione psicologica del disegno. Ma di fronte ai 600.000 disegni raccolti da Stern, che hanno valenza scientifica, non si può rimanere indifferenti, non si può non interrogarsi, perché ci si trova di fronte a dati oggettivi non a ipotesi, ci si trova di fronte a tracce e tracciati evidenti, non a casualità o coincidenze.

Quel ragazzo che senza saperlo aveva avuto un approccio così rispettoso del disegno dei bambini e dei ragazzi dell’orfanotrofio, aveva iniziato un percorso che lo ha portato oggi a tenere conferenze e seminari in tutto il mondo non solo sulla Formulazione, ma anche su un approccio educativo innovativo e straordinario che ha potuto comprendere e coltivare proprio nel Closlieu. Un approccio fatto di fiducia incondizionata nelle potenzialità e nelle capacità di ogni persona che dipinge, piccola o grande; fatto di rispetto dei tempi e delle modalità di ognuno, di empatia e ascolto dei bisogni, di relazioni profonde basate più su piccoli gesti che sulle parole.

Arno Stern sta lanciando un allarme: la traccia naturale sta scomparendo perché si interferisce troppo con il disegno dei bambini pensando che appartenga all’arte. L’essere umano crescendo viene portato fuori da se stesso e perde il contatto con ciò che sarebbe per lui naturale e istintivo e man mano che cresce perde sempre più il piacere di disegnare per il puro piacere di farlo. Pochissime persone hanno la fortuna di mantenere vivo questo contatto durante l’arco della vita. La Formulazione si manifesta sempre meno.

L'augurio è che gli studi di Stern siano approfonditi e diffusi e si contribuisca così alla salvaguardia di questa infinita risorsa che è in ognuno di noi.

Per informazioni: mariapia@atelierdellatraccia.itwww.atelierdellatraccia.it

di Maria Pia Sala

clara scropetta

11/08/2017 10:37

bell'articolo davvero!

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