Diritti, pace, ambiente: la contromanovra di "Sbilanciamoci"

Una controntromanovra da 44,2 miliardi di euro, articolata in 111 proposte che rispetta il pareggio di bilancio: è la proposta della campagna "Sbilanciamoci!" che rifà in conti con il denaro pubblico a disposizione e spiega al governo come sia possibilissimo e concreto un differente modo di usarli.

16 Novembre 2017

Non si elencano solo proposte, ma si cerca di capire soprattutto come finanziarle: a dimostrazione del fatto che se si volessero cambiare realmente le cose i soldi ci sarebbero.

Le priorità che guidano la struttura della contromanovra sono 7: un fisco e una finanza più equi per la lotta all’elusione e all’evasione; un’economia al servizio della società e che sia  capace di generare occupazione ben retribuita e qualificata; politiche ambientali lungimiranti necessarie per mettere in sicurezza il nostro territorio e assicurare uno sviluppo sostenibile; istruzione, cultura e conoscenza per tutti; un sistema di servizi e infrastrutture di welfare che non deleghi alle famiglie la protezione sociale e  che risponda ai bisogni di una società che cambia; una riduzione delle spese militari a favore di interventi di pace e di cooperazione internazionale; il sostegno alle esperienze che sperimentano sul territorio nuove forme di economia solidale.

Il rapporto integrale e la scheda di sintesi sono scaricabili in pdf in fondo all'articolo.

L’infografica sottostante illustra in modo dinamico le proposte del Rapporto Sbilanciamoci! 2018.
Sulla colonna sinistra delle entrate sono rappresentate le fonti di finanziamento attraverso cui Sbilanciamoci! propone di finanziare le proposte di spesa, che sono illustrate nella colonna destra delle uscite. I flussi centrali che congiungono la colonna delle entrate e quella delle uscite, evidenziano invece la destinazione delle risorse.

SCHEDA DI SINTESI

Alla manovra leggera di fine legislatura da 20,4 miliardi di euro, che guarda soprattutto alla imminente scadenza elettorale, Sbilanciamoci! risponde con una Contromanovra da 44,2 miliardi di euro articolata in 111 proposte che finisce, come ogni anno, in pareggio. Gli obiettivi principali sono 7: un fisco e una finanza più equi che assumano come priorità la lotta all’elusione e all’evasione fiscale; un’economia al servizio della società e dell’ambiente capace di generare nuova occupazione stabile, ben retribuita e qualificata; politiche ambientali lungimiranti, necessarie per mettere in sicurezza il nostro territorio e assicurare uno sviluppo sostenibile; istruzione, cultura e conoscenza per tutti e non piegate alla logica del mercato; un sistema di servizi e infrastrutture di welfare più forte, che non deleghi alle famiglie la protezione sociale e risponda ai nuovi bisogni emergenti; una riduzione delle spese militari a favore di interventi di pace e di cooperazione internazionale; il sostegno alle esperienze che sperimentano sul territorio nuove forme di economia solidale.

La manovra del Governo 2018: “vorrei, ma non posso”

Una manovra finanziaria al ribasso che fa meno che può e passa la palla al Governo che verrà. Un Ddl di Bilancio che, pur rallentando il raggiungimento del pareggio di bilancio e riconoscendo che questo vincolo imposto dall’Europa implica tagli alla spesa pubblica e aumenti delle entrate insostenibili sul piano economico e sociale, accetta comunque le regole dell’austerità. Il Governo si impegna infatti a ridurre il deficit nel 2018 dello 0,3% del Pil portandolo a un’incidenza dell’1,6%. Ciò mentre la stima del debito pubblico pesa ancora per il 131,6% nel 2017 e per il 130% nel 2018 (nel 2007 era pari al 99,8% del Pil).

Il Governo vanta la ripresa della crescita economica (+1,5 nel 2017 e + 1,1% la stima per il 2018), ma l’Italia è il Paese che cresce di meno in Europa (la stima della media UE 27 è rispettivamente + 2,4% e + 2,2%) e il tasso di disoccupazione italiano è ancora all’11,3% nel 2017 e al 10,9% per il 2018 (stima Ue).

L’incerta ripresa dell’Italia risente dei limiti delle politiche economiche adottate in questi anni che hanno preferito sostenere l’offerta (imprese) rispetto alla domanda interna (consumi delle famiglie, spesa pubblica e investimenti). Se non c’è chi consuma (privati e amministrazioni pubbliche) e il poco innovativo sistema produttivo italiano stenta a esportare, è difficile che la produzione aumenti e dunque che cresca l’occupazione. È un circolo vizioso che il Governo avrebbe potuto rompere, ma non l’ha fatto.

Il tanto declamato Fondo Investimenti istituito con la Legge di Bilancio 2017 ha una dotazione di 47,55 miliardi su 15 anni. 1,9 miliardi sono stati stanziati l’anno scorso per il 2017, 3,15 miliardi per il 2018 e 3 miliardi l’anno per gli anni successivi. Ma Sbilanciamoci! ricorda che il decreto salvabanche adottato a fine 2016 ha generato impegni sino a 20 miliardi di euro e che la spesa militare prevista per il solo 2018 ammonta a 25 miliardi.

I 3⁄4 delle risorse mobilitate dalla manovra di quest’anno (15,7 miliardi di euro) sono di nuovo impegnati per impedire l’aumento dell’Iva. Il resto privilegia il dissennato rilancio degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato (che riducono il costo del lavoro, ma non aumentano i salari), gli stanziamenti aggiuntivi per il Rei (sul 2018 pochi, 300 milioni) e le agevolazioni fiscali per le imprese (proroga iper- e super- ammortamento). Le coperture (incerte) sono affidate all’indebitamento, a maggiori entrate fiscali, alla riduzione della spesa pubblica e alle privatizzazioni.

Nel complesso la manovra 2018 mantiene un impianto recessivo che non è in grado di rimettere in moto l’economia del Paese.

La Contromanovra di Sbilanciamoci! in dettaglio

      1. Fisco e finanza: le tasse sono necessarie, il problema è farle pagare a tutti con equità

Il fisco è essenziale per finanziare i servizi pubblici, il problema è garantire equità e progressività. In un contesto in cui la politica fiscale si muove in direzioni molto lontane dal dettato costituzionale, Sbilanciamoci! prevede con la sua manovra fiscale di redistribuire il reddito e la ricchezza al fine di diminuire le diseguaglianze sociali. Il complesso delle proposte alimenta le casse dello Stato con circa 25,8 miliardi, di cui 15,7 miliardi sono destinati a impedire lo scatto dell’Iva da gennaio 2018 e 10,1 miliardi sono utilizzati per rendere il Reddito di inclusione (Rei) più universale e meno condizionato. Una rimodulazione dell’Irpef riduce di 1 punto le aliquote sui redditi fino a 28.000 euro, porta l’aliquota sui redditi da 50.001 a 75.000 euro al 44% e al 47,5% sui redditi tra i 75.000 e i 100.000 euro, introduce due nuovi scaglioni di reddito prevedendo un’aliquota del 55% per i redditi tra i 100.000 e 300.000 mila euro e del 60% per i redditi superiori. L’assoggettamento all’Irpef delle rendite finanziarie e un’imposta complessiva sul patrimonio finanziario di famiglie e imprese con una struttura ad aliquote progressive, potrebbero esonerare dal pagamento i ceti medio-bassi e incidere sui grandi patrimoni. Si prevede inoltre una “vera” Tassa sulle transazioni finanziarie, applicabile a tutte le azioni e a tutti i derivati e, nel caso azionario, a tutte le singole operazioni.

La rinuncia alla riduzione delle aliquote Ires per le imprese e all’abolizione delle addizionali Ires per le società di fondi di investimento comuni, insieme all’abolizione del super- e iper-ammortamento per i beni strumentali di impresa, potrebbero generare maggiori entrate per lo Stato pari a 4,4 miliardi di euro.

Ulteriori 2,3 miliardi potrebbero essere recuperati grazie alla maggiore tassazione di beni di lusso o dannosi (voli e auto aziendali di lusso, produzione di beni di lusso e rilascio del porto d’armi) ai quali potrebbero aggiungersi 560 milioni, grazie alla maggiore tassazione degli investimenti pubblicitari e all’introduzione di una tassazione sui diritti televisivi del calcio professionistico.

Per promuovere un serio contrasto all’evasione e l’elusione fiscale Sbilanciamoci! propone un piano straordinario di accertamento e riscossione, l’introduzione di una Digital Tax per contrastare l’elusione fiscale delle grandi imprese multinazionali, con l’obbligo di redigere un bilancio per Paese; la moneta elettronica per i pagamenti superiori ai 500 euro e registratori di cassa online e l’introduzione di pene accessorie per gli evasori delle tasse. Queste misure potrebbero generare un maggiore gettito fiscale pari a 3,6 miliardi di euro.

2. Politiche industriali innovative, occupazione qualificata, un Rei più universale e inclusivo

I timidi segnali di ripresa economica degli ultimi mesi sconsigliano facili ottimismi: l’Italia è il Paese che in Europa cresce di meno, registra un tasso di disoccupazione superiore alla media europea e ha 1,7 milioni di famiglie in condizioni di povertà. Dall’inizio della crisi del 2008 il nostro Paese ha perso una parte significativa della propria capacità produttiva, cedendo molte posizioni nella gerarchia dei sistemi produttivi a livello europeo e internazionale. Alla radice di tale indebolimento ci sono tre fattori: la caduta di domanda per le imprese, provocata dalla lunga stagnazione dell’economia; la debolezza strutturale del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalle piccole dimensioni d’impresa e da produzioni di modesto livello tecnologico; l’assenza di una strategia di politica industriale capace di aumentare la domanda interna di beni e servizi, di creare occupazione qualificata e ben retribuita, di indirizzare il Paese verso un modello di sviluppo ecosostenibile.

Sbilanciamoci! propone di concentrare il sostegno pubblico in tre aree: welfare, innovazione tecnologica e servizi verdi. Un piano per l’avanzamento tecnologico nel campo della salute (500 milioni) potrebbe finanziare la ricerca sull’utilizzo di tecnologie innovative nei campi della chirurgia, della diagnostica e della farmaceutica contribuendo a ridurre i costi del sistema sanitario, senza compromettere la garanzia del diritto universale alla salute.

La promozione della R&S per le commesse pubbliche nelle costruzioni, grazie a una maggiore premialità nei bandi pubblici, potrebbe stimolare le aziende di costruzioni a investire di più in ricerca (100 milioni). Un nuovo programma di investimenti pubblici potrebbe finanziare lo sviluppo di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi e la diffusione e applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (900 milioni).

Un rilancio dell’occupazione di qualità potrebbe derivare dall’assunzione di 25.000 occupati pubblici nel settore hi tech e della conoscenza (500 milioni) e dalla riduzione dell’orario di lavoro per i lavoratori coinvolti dall’innalzamento dell’età pensionabile (10 milioni). L’impiego straordinario del personale pubblico nella lotta all’evasione fiscale (50 milioni), la previsione di contributi aggiuntivi per i pensionati che lavorano (50 milioni) e l’istituzione di un’anagrafe delle cause di lavoro (1 milione) potrebbero assicurare una parte delle risorse. Servirebbero invece 11,1 miliardi di euro per rendere più universale e meno condizionato il Reddito di inclusione (Rei), estendendolo a tutti i residenti in Italia in condizioni di povertà assoluta o relativa e ampliando la copertura dei beneficiari dalle attuali 500.000 a 1,7 milioni di famiglie.

      3. Saperi, cultura e istruzione pubblica: il nostro futuro

Un tasso medio di dispersione scolastica al 17%; una diminuzione dei diplomati che si iscrivono all’università dal 63,6% del 2008 al 50,3% del 2015; un calo del personale docente universitario di più di 13.800 unità; un aumento delle facoltà che impongono il numero chiuso: l’approccio prevalentemente economicista alle politiche culturali tende a dimenticare il ruolo che l’istruzione, i saperi e la cultura svolgono ai fini della crescita delle persone e del benessere delle comunità e produce questi risultati. Per rilanciare la cultura, l’istruzione e la ricerca pubbliche Sbilanciamoci! propone invece di investire ben 5,3 miliardi di euro.

Tra le principali misure previste: un consistente investimento nell’edilizia scolastica e nella promozione del diritto allo studio (1 miliardo) per mettere in sicurezza gli edifici e garantire gli spazi necessari per l’insegnamento, l’apprendimento e l’alloggio degli studenti; l’aumento delle risorse destinate al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (600 milioni), al Fondo per l’autonomia scolastica (310 milioni) e al Fondo di finanziamento ordinario (800 milioni); l’adozione di un piano straordinario per l’assunzione di 20.000 ricercatori universitari a tempo determinato in 6 anni (3.300 nel 2018), con un impegno di 485,8 milioni e il rifinanziamento del Fondo ordinario degli enti di ricerca (400 milioni). L’abolizione delle detrazioni Irpef previste per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole private secondarie produrrebbe nuovi introiti per 337 milioni di euro. La riforma della tassazione universitaria centrata sull’istituzione di una no tax area per chi dichiara meno di 28.000 euro di Isee avrebbe invece un costo di 600 milioni.

Lo stanziamento di risorse integrative per il Fondo unico per lo spettacolo (128 milioni), per la promozione dell’arte e dell’architettura contemporanee (20 milioni), della pratica musicale di bambini e ragazzi (14 milioni), del libro e della lettura (20 milioni) potrebbe incentivare la produzione, la diffusione e l’accesso alle varie forme di espressione artistica e culturale, soprattutto da parte dei giovani. L’abolizione del “bonus cultura” per i neo- diciottenni (290 milioni) consentirebbe di finanziare l’accesso gratuito a musei, monumenti e aree archeologiche. La definizione e l’implementazione dei Livelli essenziali delle prestazioni culturali (200 milioni) dovrebbe garantire l’accesso ai beni e alle attività culturali, il potenziamento dell’offerta culturale, soprattutto dove è più carente, e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori culturali.

4. Lo sviluppo intelligente è ecosostenibile

Lotta ai cambiamenti climatici, investimenti per i piccoli e medi interventi infrastrutturali, tutela del territorio e della biodiversità, sostenibilità ambientale: sono questi i 5 assi in cui si articolano le proposte di Sbilanciamoci! sull’ambiente che prevedono nuove entrate per 3,5 miliardi di euro e uscite per 2,9 miliardi.

In campo energetico, si propone l’introduzione della rendicontazione dei cambiamenti climatici nelle politiche di investimento pubbliche; di aggiornare i canoni per la concessione per le estrazioni di gas e petrolio, eliminare tutte le esenzioni dalle royalties e abolirne la deducibilità (si otterrebbero maggiori entrate per 104 milioni di euro) e di incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici con accumulo (200 milioni). Modificare il sistema di tassazione dei veicoli legandolo all’emissione di Co2 consentirebbe inoltre di colpire i veicoli più inquinanti e potrebbe generare maggiori entrate per 500 milioni di euro.

Alle grandi opere come la Tav e il Mose, Sbilanciamoci! preferisce le piccole e medie opere di manutenzione e adeguamento delle infrastrutture esistenti: sulle reti ferroviarie regionali, le tramvie e le metropolitane nelle grandi città sono dirottati i 1.300 milioni di euro che la Legge di Bilancio 2018 destina alle grandi opere.

Per far fronte davvero all’emergenza sismica e al rischio idrogeologico, Sbilanciamoci! propone di destinare a questi obiettivi l’intero ammontare dello stanziamento previsto per il 2018 (940 milioni) dal Fondo istituito dal Disegno di Legge di Bilancio 2017 per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese. Per contenere il consumo del suolo si propone di destinare i proventi dei titoli abitativi edilizi e delle sanzioni previste dalla normativa alla tutela del verde, del paesaggio e alla rigenerazione urbana e di istituire un Fondo di rotazione per le demolizioni delle opere abusive (150 milioni).

Si propone di destinare adeguate risorse economiche per l’attuazione della Strategia nazionale della biodiversità integrando quelle previste per gli interventi nelle aree protette (32 milioni) e di sostenere gli Enti Parco danneggiati dagli eventi sismici del 2016 con un finanziamento di 600.000 euro.

La Legge di Bilancio 2017 ha istituito il Piano Strategico Nazionale per la Mobilità Sostenibile, che non riceve nuovi stanziamenti sino al 2019. Sbilanciamoci! propone di destinarvi 296 milioni di euro definanziando le attività di autotrasporto, nocive per l’ambiente. Per limitare la produzione dei rifiuti urbani, ridurne il conferimento in discarica e aumentare il tasso di raccolta differenziata si propone una rimodulazione dell’ecotassa sui rifiuti che porterebbe maggiori entrate per oltre 425 milioni di euro.

      5. Welfare: via il super-ticket, più risorse per i servizi e le infrastrutture sociali

Il sistema di welfare resta indebolito dalle politiche di austerità seguite durante la crisi: i tagli alla spesa pubblica hanno colpito innanzitutto la spesa sociale. I Fondi Nazionali hanno conosciuto un rilevante ridimensionamento, solo in parte recuperato negli ultimi anni, e la spesa sociale dei Comuni, segnata dai tagli dei trasferimenti locali, non è andata meglio.

Sbilanciamoci! prevede 5,6 miliardi di stanziamenti destinati ai servizi e agli interventi di welfare, ampiamente coperti da un volume di 7,5 miliardi di entrate. Servizi sociali territoriali e fondi nazionali, salute, disabilità e non autosufficienza, immigrazione e asilo, politiche abitative, pari opportunità e interventi per i detenuti sono i settori in cui si sceglie di intervenire.

Le priorità individuate sono l’ampliamento dei servizi territoriali pubblici per l’infanzia e la riduzione delle rette degli asili nido (500 milioni), l’integrazione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (324 milioni), l’innalzamento a 15 giorni del congedo di paternità obbligatorio (600 milioni), l’aumento delle risorse per i centri antiviolenza (38,1 milioni), il finanziamento di misure alternative alla detenzione, di un aumento di personale per gli istituti penitenziari (50 milioni) e di un adeguamento delle mercedi dei detenuti lavoratori (15,3 milioni). Interventi per la mobilità sostenibile degli anziani (21 milioni) sono previsti per favorirne la cittadinanza attiva. In campo sanitario Sbilanciamoci! propone di abolire il super ticket fortemente iniquo che spinge i cittadini a rivolgersi al settore privato (800 milioni); aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza; riorganizzare l’assistenza sanitaria territoriale e verificare le convenzioni con le strutture sanitarie private per eliminare gli sprechi (maggiori entrate per 250 milioni di euro).

La razionalizzazione dei metodi di valutazione delle condizioni di disabilità consentirebbe di integrare il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (200 milioni), mentre stanziamenti aggiuntivi per 378 milioni potrebbero finanziare interventi strutturali per l’inclusione, il diritto al lavoro, all’alloggio e il supporto ai familiari delle persone con disabilità.

Le risorse necessarie a coprire i costi di questi interventi potrebbero essere garantite dai proventi derivanti dalla legalizzazione e tassazione della vendita di cannabis (3,8 miliardi), di cui una parte potrebbe essere destinata a un Fondo per la prevenzione, la cura e il contrasto del suo abuso (200 milioni).

Ulteriori entrate potrebbero provenire dall’aumento della tassazione del gioco di azzardo e dalla diminuzione del payout dei giocatori dell’1%, destinando parte degli introiti (858 milioni di euro) a interventi di prevenzione e cura delle dipendenze patologiche (200 milioni).

1,4 miliardi di euro potrebbero finanziare un piano pluriennale per abitazioni sociali senza consumo di suolo e l’aumento del Fondo per la morosità incolpevole e del Fondo sociale per gli affitti: risorse che potrebbero essere recuperate con l’eliminazione della cedolare secca sugli affitti a canone libero (1,1 miliardi), l’adozione di misure di contrasto al canone d’affitto in nero (300 milioni) e la tassazione degli immobili vuoti (400 milioni).

Per uscire da un approccio emergenziale delle politiche su immigrazione e asilo, Sbilanciamoci! chiede la chiusura dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (ex-Cie), degli hot-spot e la riduzione di 800 milioni degli stanziamenti destinati ai Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti dalle Prefetture (in totale 1,3 miliardi). Risorse che potrebbero finanziare l’ampliamento del sistema di accoglienza ordinario gestito dai Comuni Sprar (150 milioni), un piano di interventi di inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri (600 milioni) e lo sviluppo di un sistema nazionale di protezione contro le discriminazioni e il razzismo (50 milioni).

6. Meno navi e aerei militari, più risorse per il Servizio civile nazionale e per l’aiuto allo sviluppo

La politica estera, di difesa, agli affari interni e le politiche economiche e sociali sono strettamente interrelate e parti di un modello geopolitico, economico e sociale che va cambiato. Le armi non ci mettono al sicuro, né possono tutelare le popolazioni che si trovano coinvolte direttamente in guerre e conflitti nei loro Paesi. È invece indispensabile immaginare e costruire insieme l’altra difesa possibile: quella pacifica, nonviolenta, di impegno, di partecipazione, di dialogo civile, di cooperazione dal basso.

Sbilanciamoci! propone a tal fine una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica di più di 5 miliardi di euro, sulla base di cinque misure: la riduzione immediata del livello degli effettivi delle nostre Forze Armate a 150.000 unità e il riequilibrio interno tra truppe e ufficiali e sottoufficiali (1,3 miliardi); il dimezzamento degli investimenti in nuovi Programmi d’armamento iscritti al Ministero per lo Sviluppo Economico (2,3 miliardi); il congelamento dei nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti per il 2018 (600 milioni), in attesa che il Governo attui l’indicazione del Parlamento che ne ha deciso il dimezzamento; il ritiro dalle missioni militari all’estero di chiara valenza aggressiva (850 milioni).

Una parte delle risorse risparmiate attraverso la riduzione delle spese militari, potrebbe essere utilizzata per finanziare politiche di pace e di cooperazione internazionale con l’implementazione dei Corpi Civili di Pace (100 milioni); stanziamenti per la protezione dei Difensori dei diritti umani (2 milioni); la riconversione a fini civili dell’industria a produzione militare (100 milioni) e di 10 servitù militari (50 milioni); il potenziamento degli Aiuti pubblici allo Sviluppo (1 miliardo) e delle attività di peacebuilding (20 milioni).

Finanziamenti aggiuntivi per il Servizio Civile Universale consentirebbero un ampliamento del numero dei volontari (123 milioni), la sperimentazione dei servizi necessari per qualificare l’esperienza di Servizio civile e di promuovere il riconoscimento delle competenze dei volontari (8 milioni).

Sbilanciamoci! propone inoltre che le risorse del Fondo Africa, finanziato con 30 milioni di euro aggiuntivi per il 2018, siano destinate alla promozione di progetti di cooperazione decentrata a sostegno delle popolazioni locali da cui provengono i migranti e i richiedenti asilo.

Ben 3,6 miliardi resterebbero disponibili per finanziare un piano per l’occupazione e per la ricerca, l’assunzione di dipendenti pubblici nel settore hi tech e della conoscenza, fondi per l’economia solidale e per la riconversione ecologica delle imprese.

7. Sostenere le reti di economia sociale e solidale

Sono ormai diffuse in tutto il mondo esperienze di economia solidale e trasformativa che sperimentano a livello locale modelli alternativi di produzione, distribuzione, consumo e risparmio. Ma anche quest’anno il Governo nel Ddl di Bilancio 2018 non ne coglie le potenzialità e le ignora.

La creazione o il potenziamento di reti e distretti che mettano in sinergia le diverse forme di economia sociale e solidale potrebbe invece contribuire a promuovere forme di produzione e stili di vita e di consumo che conciliano l’esigenza di produrre reddito con la garanzia dei diritti umani e il rispetto dell’ambiente. Si tratta di esperienze storiche come l’agricoltura biologica, i gruppi di acquisto solidale, le botteghe del commercio equo e solidale, gli orti urbani, le tante realtà della finanza etica, della promozione culturale, del riciclo e del riuso, del turismo responsabile, del recupero e risparmio energetico, della mobilità sostenibile. Ma vi rientrano anche esperienze più recenti, come le imprese recuperate e gli spazi sociali e culturali che animano nuovi modelli aperti di altraeconomia, formazione, ricerca, informazione.

Le forme e le pratiche di economia sociale e solidale assicurano reddito e occupazione a migliaia di persone in tutta Italia e sono importanti per almeno tre ragioni. Sono caratterizzate dall’autorganizzazione e quindi dall’autonomia; avvicinano migliaia di persone, differenti per età, estrazione sociale, sensibilità culturale e politica; favoriscono la ricomposizione delle relazioni sociali e il legame tra le persone e l’ambiente naturale. Sbilanciamoci! propone di investire quasi 44,7 milioni di euro per queste forme di altraeconomia. Si propone di istituire tre Fondi specifici per il commercio equo e solidale (1 milione), per l’economia solidale (1 milione), per la riconversione ecologica delle imprese (10 milioni); di implementare due Piani strategici nazionali per la Piccola distribuzione organizzata (10 milioni) e per la garanzia partecipata (10 milioni); di sostenere una rete nazionale di mercati e fiere eco&eque (10 milioni) e di avviare un Piano per lo sviluppo degli Open Data per l’economia solidale (1 milione).

di Terra Nuova

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