Aiutiamo Radio Onda d'Urto: perché non debba tacere una voce indipendente

Radio Onda d'Urto, emittente nota per essere una voce indipendente e di grande autonomia nel panorama dell'informazione, rischia di chiudere e ha bisogno dell'aiuto di chi crede nella necessità di preservare il pluralismo.

14 Dicembre 2017

«Radio Onda D’Urto è in un momento di grave difficoltà economica: rischia di non avere le risorse economiche per andare avanti, situazione determinata da un’ingiusta gabella di 180 mila euro che l’Agenzia delle entrate di Brescia ci ha imposto» spiegano dalla radio stessa.

«Nel 2006 Radio Onda d'Urto ha fatto uno scambio di frequenze con un network commerciale privato per eliminare problemi di interferenze - spiegano dalla radio - Dopo aver chiesto indicazioni a funzionari del Ministero delle Comunicazioni e a vari esperti del settore su come realizzare regolarmente l’operazione, l'emittente ha ceduto la storica frequenza 106,5 Fm in cambio di quella attualmente occupata (99.5 – 99.6). Si è trattato di un baratto, senza alcuno scambio di denaro, che non ha fatto guadagnare nulla in termini finanziari alla Radio, ma le ha permesso di avere un segnale senza più disturbi. Dopo anni è stato intimato all'emittente di pagare: per l’Agenzia delle entrate avrebbe infatti ottenuto una plusvalenza e doveva quindi pagare una considerevole imposta. Il ricorso di Radio Onda d'Urto contro questa sanzione ha vinto in due gradi di giudizio davanti a un’apposita commissione tributaria, che ha riconosciuto non esserci stato alcun profitto nello scambio e ha condannato pure la controparte al pagamento delle spese processuali. L’Agenzia delle Entrate, però, ha impugnato entrambe le sentenze trascinando la radio davanti alla Cassazione. Qui, secondo il parere dei nostri consulenti e legali, avremmo, con molta probabilità, perso: difficilmente l’Alta Corte avrebbe infatti riconosciuto la peculiarità e l’anomalia di una emittente come Radio Onda d’Urto, gestita da un’associazione culturale senza fini di lucro e che – per questo – non ha obbligo di mettere a bilancio le proprie frequenze. In parole povere, la radio avrebbe rischiato che i giudici considerassero senza valore la sua frequenza (in quanto non valutata) e ritenessero che, dalla permuta, Radio Onda D’Urto ci avesse guadagnato, ottenendo un canale che l’altro soggetto dello scambio, il network commerciale, aveva stimato in 400mila euro circa. Tutto questo perché loro l’avevano messo a bilancio e la Radio no: essendo un'associazione culturale, non doveva farlo».

«Un pronunciamento negativo della Cassazione avrebbe significato una sanzione da oltre 450 mila euro, con conseguenti pignoramenti, che avrebbe minacciato la stessa esistenza della Radio o – comunque – l’avrebbero pesantemente ipotecata per molti anni - proseguono dall'emittente - Si è presa quindi la decisione di pagare 180mila euro per salvaguardare la radio dalla “roulette russa” della Cassazione. La nostra è una realtà autogestita che non ha mai guadagnato un euro in 32 anni, non trasmettendo pubblicità e basandosi esclusivamente sull’autofinanziamento. Non importa, inoltre, se lo Stato deve ancora dare all'emittente più di 35.000 euro di rimborsi delle bollette telefoniche ed elettriche, che attende ormai dal lontano 2009».

«Per pagare abbiamo dovuto utilizzare tutte le riserve che avevamo accantonato in dieci anni, grazie all’abnegazione e all’impegno di centinaia di volontari e di volontarie. Ma siamo intenzionati a risollevarci e a non farci tappare la bocca. Radio Onda d'Urto è convinta che in uno scenario di moderna barbarie capitalistica, caratterizzata dalla cancellazione dei diritti sociali, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, dal pericolo xenofobo e dal ripresentarsi dei fascismi, l’esistenza di uno strumento di comunicazione antagonista e di informazione libera sia un prezioso bene comune da salvare. Chiediamo quindi a tutti di aderire alla campagna straordinaria di abbonamenti (da 7 euro al mese)». C'è tempo fino a domenica 17 dicembre.

QUI per sostenere Radio Onda d'Urto

di Terra Nuova


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