Gli effetti dello stress cronico durante il parto

Lo stress acuto è positivo e stimola il parto, invece lo stress cronico è dannoso e può essere rischioso per la salute di madre e bambino. Scopriamo quali possono essere gli effeti di quest'ultimo durante il parto.

29 Dicembre 2017

È importante distinguere tra stress cronico e stress acuto. Mentre lo stress acuto in travaglio è stimolante, necessario, attivante e vitalizzante, lo stress cronico è inibitorio e rischioso per la salute di madre e bambino. Le catecolamine a dismissione continua stimolano i beta-recettori della muscolatura liscia, inibendone la eccitabilità, le catecolamine dismesse a picco stimolano gli alfa-recettori, aumentando l’eccitabilità del miometrio. Il criterio dell’alternanza è fondamentale per distinguere tra i due tipi di stress. Lo stress acuto è polare, ritmico, a picchi profondi e si alterna con il rilassamento e il benessere, lo stress cronico è lineare, costante, con un ritmo piatto e di scarsa alternanza.

Effetti del distress sulla natura del dolore:
- dolore di tipo spastico, acuto con reazioni avversive di intolleranza e retrazione;
- tendenza alla cronicizzazione del dolore;
- esperienza traumatica.

Effetti endocrini e neurofisiologici:
- forte stimolazione di ACTH a emissione continua con conseguente inibizione di ossitocina, endorfine, prolattina, e della reattività del sistema immunitario;
- contrattura pelvica, che chiude il canale del parto e riduce l’afflusso del sangue all’utero, riducendo quindi l’informazione ormonale e dei neuromediatori.

Effetti sulla dinamica uterina:
- iperattività uterina con amplitudine alta della contrazione e dolore forte;
- ipertono uterino con amplitudine alta della contrazione associata a un tono alto nelle pause e dolore costante;
- blocco dell’armonia funzionale tra corpo e collo con conseguente arresto della dilatazione e della progressione;
- ipotonia secondaria per la mancanza dello stimolo ossitocico paradossale.

Effetti sulla dinamica del collo uterino:
- contrattura del collo uterino con dolenzie e spasmi;
- segmento inferiore contratto.

Effetti sulla posizione e progressione del bambino:
- Tensione nel bacino e contrattura dei legamenti pelvici con conseguente chiusura dei diametri del bacino: causa la mancanza di impegno e le difficoltà di progressione.
- Tensione e contrattura dei legamenti uterini con conseguente perdita dell’asse corretto con il canale del parto: causa l’asinclitismo e gli atteggiamenti deflessi.
- Tensione nel perineo con conseguente diminuzione dei diametri dello stretto medio e inferiore: causa dolore pelvico, mancanza di rotazione, malposizioni e arresti allo scavo medio. Allunga il periodo espulsivo, lo rende doloroso, inibisce il riflesso di eiezione del bambino ed è causa di lacerazioni o episiotomia (iatrogena).

Effetti viscerali:
- trattenimento di feci, urine, assenza di stimolo alla minzione;
- vomito frequente o costante.

Effetti fetali:
- agitazione motoria con successivo rallentamento o arresto dei movimenti attivi, tachicardia, decelerazioni variabili, diminuzione dei movimenti respiratori, acidosi, alto consumo di glucosio;
- alla nascita asfissia, ipoglicemia, difficoltà di adattamento alla vita extrauterina.

Effetti comportamentali materni:
- atteggiamento vigile, troppo presente, irrequietezza, agitazione; atteggiamento rassegnato, passivo;
- paura, ansia, tendenza alla retrazione, costante richiesta di aiuto, dipendenza, atteggiamenti corporei rigidi, posizioni fisse (immobilità), voglia di stare al letto e di dormire (retrazione), eccessiva reazione al dolore (terrore).

Espressioni cliniche:
- rialzo termico, brividi, cute bianca, mucose asciutte, sudorazione acida, sguardo “dilatato”, espressione di paura, vagina contratta, collo dell’utero rigido, difficoltà di minzione;
- dolori pelvici provocati dai movimenti fetali.

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di Terra Nuova


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