Gemelli: genetica o ambiente?

I gemelli sono da sempre circondati da un'aura di mistero e magia. Ancora oggi gli esperti si interrogano su quali siano le cause che portano al verificarsi di parti gemellari: ha più influenza l'aspetto gentico o quello ambientale? Scopriamo qualcosa di più...

11 Agosto 2017
Gemelli: genetica o ambiente?

L’esistenza dei gemelli ha da sempre avuto una valenza misteriosa con connotazioni quasi magiche, alle quali nel tempo molti scienziati hanno cercato di dare una spiegazione.
In alcune culture, dall’Africa all’Australia, i gemelli erano considerati veri e propri tabù e per questa ragione venivano spesso uccisi o esiliati insieme alla madre; in altre aree invece erano simbolo di fertilità e pertanto di buon augurio, tanto da essere venerati come semidei.

L’ambivalenza, caratteristica intrinseca del loro essere, si rifletteva anche in queste credenze primitive tanto discordanti. Paradossalmente anche ora i gemelli sono oggetto di un dilemma che continua a dividere gli scienziati: risentono maggiormente della loro “impronta” genetica o dell’ambiente in cui sono vissuti? Fin dal XIX secolo si è cercato di capire il ruolo della genetica in contrapposizione a quello dell’ambiente di vita. I soggetti maggiormente studiati e utili a questo scopo appartenevano a coppie di gemelli identici che, per diverse ragioni, erano stati divisi
alla nascita ed erano quindi cresciuti in ambienti diversi. In questo tipo di studi venivano presi in considerazione soprattutto aspetti di tipo cognitivo-comportamentale, analizzando elementi del carattere e dell’inclinazione dei pazienti (abilità di relazione, attitudini, interessi, valori, intelligenza, logica...).

Anche in coppie di gemelli separati alla nascita e cresciuti in famiglie diverse, le coincidenze erano spesso impressionanti, tanto da far pensare che la componente genetica, biologicamente determinata, potesse avere più peso di quella ambientale.
Su questa base, purtroppo, fiorirono teorie molto pericolose e inquietanti che divennero pilastri a sostegno della cosiddetta “eugenetica”, materia molto amata negli anni ’30, ai tempi del nazismo. Secondo il dogma nazista, queste scoperte avrebbero potuto consentire di selezionare solo le caratteristiche migliori e superiori del genere umano, portando alla cosiddetta “razza pura”. Durante il terrificante periodo
dell’Olocausto i gemelli prigionieri nei campi di concentramento furono sottoposti a esami e sperimentazioni crudeli, che avevano anche lo scopo di dimostrare queste teorie. Una volta conclusa l’inaccettabile pagina del nazismo, la “teoria genetica” fu ampiamente screditata e criticata, a favore del “comportamentismo”, il quale sosteneva che l’ereditarietà riguardasse unicamente le caratteristiche fisiche degli individui
e non i loro aspetti psicologici e comportamentali: la struttura ereditaria restava in attesa di essere modellata e plasmata dall’ambiente, con un potenziale virtualmente illimitato.

Lo studio dei gemelli ha consentito riflessioni molto più ampie sulla natura umana e sulle caratteristiche personali e comportamentali delle persone: la loro multipla esistenza mette in discussione il senso di unicità che ciascun individuo ha di se stesso. L’esistenza dei gemelli ci costringe a pensare alla possibile, romantica, esistenza di un nostro clone, di un sosia (pensiamo alle commedie greco-romane dell’antichità, dove questo tema era spesso trattato...) che non rappresenta solo uno specchio in cui riflettersi, ma che è anche un essere complementare a noi, che ci comprende e ci ascolta.

La variante di noi stessi in un universo parallelo: ha vissuto un’altra vita, che avrebbe potuto essere la nostra e che per molti versi si interseca e somiglia alla nostra, anche se si è svolta in luoghi diversi, con figure familiari diverse. Tra gli anni ’50 e gli anni ’70 del Novecento gli studi sui gemelli hanno avuto un seguito straordinario, tanto da determinare la crescita di veri e propri centri universitari dedicati soprattutto
negli Stati Uniti – uno dei più famosi si trova presso l’Università del Minnesota. In questo centro alla fine degli anni ’70 fu studiata una curiosissima coppia di gemelli nata alla fine degli anni ’30 in Ohio: i due neonati erano stati separati al momento del parto e dati in adozione a due famiglie diverse. Per un’incredibile coincidenza, entrambi erano stati chiamati James dai loro nuovi genitori ed entrambi venivano
familiarmente soprannominati Jim.

Le coincidenze incredibili tuttavia non finivano lì: quando i due gemelli, ormai adulti, si incontrarono fortuitamente, emersero altri punti in comune davvero sorprendenti. I due gemelli Jim avevano sposato in prime nozze due donne entrambe di nome Linda, successivamente avevano divorziato e si erano risposati con altre due donne che si chiamavano entrambe Betty. Tutti e due avevano avuto un unico figlio maschio: uno dei due si chiamava James Alan, l’altro James Allan. Entrambi i Jim possedevano un cane di nome Toy, amavano il bricolage, avevano frequentato la stessa spiaggia in Florida (senza incontrarsi), fumavano la stessa marca di sigarette e bevevano la stessa birra.

Si trattava dunque di un numero di casualità incredibili o c’erano invece delle basi da ricercare nel dna dei due Jim? Questi due uomini erano forse in grado di fornirci qualche preziosa informazione sul significato dell’esistenza stessa? Furono formulate molte ipotesi a partire da questa coppia di gemelli, che è certamente una delle più conosciute dagli scienziati che si occupano di questa tematica, ma non si arrivò in ogni caso a una concordanza completa tra i due individui. Si provò anche a cercare di dare una spiegazione alla spesso sperimentata telepatia tra gemelli, che arrivano a riferire di provare dolore se l’altro si ferisce o di essere in grado di prevedere una telefonata del fratello.

Molti dati raccolti restano inspiegabili a oggi, mentre su altri è stata ipotizzata una relazione che si basa sul fatto che spesso i gemelli appaiono chiaroveggenti solo perché stanno pensando allo stesso modo. Nonostante i molteplici studi tuttora in corso nel mondo, non è ancora stato possibile dare una risposta precisa perché, come sempre accade, la natura e con essa l’essere umano non possono (e forse non devono?) sottostare a regole fisse. Generalizzare porta con sé il rischio di una somiglianza eccessiva con l’idea chiusa e ottusa dell’eugenetica come mezzo per raggiungere la cosiddetta “perfezione” umana.
I gemelli non sono perfetti: sono unici e al contempo non lo sono. E questa idea sfugge di certo alla nostra comprensione.

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Articolo tratto dal libro Un nido per due gemelli

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Le voci delle due autrici si intrecciano con quelle di ostetriche, ginecologhe, pediatri, educatrici per affrontare questioni importanti come la gravidanza e il parto (cesareo per forza?), il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, l’allattamento e il sonno condiviso, il rapporto con altri fratelli e sorelle, i primi passi nei nidi d’infanzia.
Naturalità, ascolto e prossimità sono le tre parole chiave del libro, per vivere una genitorialità consapevole e attenta al benessere non solo individuale ma anche del pianeta che ci ospita.

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di Terra Nuova


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